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Le Borse europee tornano in trincea: l’assegno da 85 mld per l’Irlanda potrebbe non bastare

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Cambia il vento sulle Borse. Dopo un avvio promettente sull’onda delle ricoperture, per i mercati non c’è scampo. I listini continentali cambiano passo: finiscono in territorio negativo. Parigi scivola dello 0,39% a 3.714 punti, Francoforte perde lo 0,32% a 6.827 punti. Madrid indietreggia dello 0,76% a 9.475 punti. A Milano il Ftse Mib cede lo 0,58% a 19.728 punti. E’ il piano salva Dublino da 85 miliardi in dieci anni uscito ieri dal cappello dell’Ecofin a convincere a pieno gli operatori. Sullo sfondo restano i timori che la crisi del debito si allarghi a macchia d’olio nel Vecchio Continente.

Ieri l’Eurogruppo, riunito in seduta straordinaria a Bruxelles, ha fatto quadrato: era chiamato a dare una risposta forte all’emergenza che sempre di più sta mettendo a dura prova la stabilità della zona euro. Con Paesi come il Portogallo e la Spagna che potrebbero essere le prossime vittime della speculazione sui mercati. E l’occasione non è stata sprecata. Ma non è abbastanza per calmare gli animi.


“Sui mercati ci sono tensioni sull’ipotesi che il fondo salva-Stati possa non bastare se il Portogallo e soprattutto la Spagna dovessero deciderà di chiedere aiuti”, osservano nelle sale operative, segnalando che l’asta italiana in programma oggi è riuscita, ma a fronte di rendimenti più alti rispetto all’asta precedente. A testimoniare che è salita la percezione del rischio. Nel gioco del tiro al bersaglio su chi sarà la prossima preda della speculazione, questa mattina l’Italia ha guadagnato posizioni. E’ il Wall Street Journal a sbattere il Belpaese nel mirino dei rumors.


“La buona notizia è che l’Italia non è come Grecia o Irlanda. La cattiva notizia è che è come il Portogallo, che fino ad ora ha evitato i problemi sul mercato immobiliare e bancario di proporzioni greco-irlandesi, ma sta crescendo così lentamente che le entrate fiscali potrebbero non riuscire a coprire le sue obbligazioni”. Secondo il Wall Street Journal “la notizia peggiore è che l’economia italiana vale una volta e mezza quella spagnola, e la Spagna è un Paese giudicato troppo grande per fallire, ma verso il quale l’Europa non ha abbastanza risorse da destinare”.


“L’Italia potrebbe essere il prossimo Paese a finire nel mirino degli investitori, a meno che non riesce a crescere ad un tasso superiore all’attuale 1%”, avverte il Wsj, che sottolinea come il debito pubblico italiano sia superiore a quello del Portogallo. “Ma nella classifica della Banca Mondiale sulla facilità d’impresa, il Portogallo è al trentunesimo posto, sotto Israele e Olanda, mentre l’Italia è ottantesima: il che significa che per un imprenditore è più difficile lavorare in Italia che in Mongolia o Zambia, e solo poco più facile che in Giamaica, Albania e Pakistan”.


“Oggi è in programma anche l’asta del Belgio, il primo dicembre sarà la volta della Germania e il due seguiranno Francia e Spagna. Queste aste saranno importanti da seguire in quanto aiuteranno a capire se investitori ci credono o meno nella riuscita del piano irlandese”, segnala Carmela Pace di Mps Finance. “Sarà interessante anche verificare la riuscita dell’asta tedesca dopo la battuta d’arresto nell’asta precedente in cui si è registrata una domanda inferiore all’offerta”. 


Questa mattina, tra l’altro, si era diffusa la voce che anche la Francia versasse in difficoltà. Voci che il ministro dell’economia, Christine Lagarde, ha fatto tacere fornendo prontamente rassicurazioni. Ricalcando un copione che si ripete puntualmente per riportare un po’ di calma in Borsa è intervuto anche il governatore della Banca di Francia ed esponente della Bce, Christian Noyer: “per l’Eurozona è da escludere lo scenario di una crisi sistemica e la Banca centrale europea manterrà le misure di stimolo non convenzionali finché sarà necessario. Noyer ha definito insensato generalizzare le problematiche di alcuni Paesi a tutta l’Europa: il principale obiettivo in Europa è che tutti possano onorare i propri impegni finanziari, ha aggiunto, e il futuro dell’euro è completamente fuori questione.


La Spagna è “in buone mani”, ha aggiunto ancora Noyer, e ha problemi di minore gravità rispetto all’Irlanda dal momento che già sta affrontando le criticità delle piccole banche, mentre il Portogallo ha confermato l’impegno per la riduzione del deficit e la situazione del Paese sta migliorando come previsto”. In effetti le banche spagnole hanno perso da inizio anno circa 50 miliardi di euro, ma risultano ben patrimonializzate. I grandi istituti come Santander e Bbva sono geograficamente ben diversificati. Mentre quelli di dimensioni minori, le famose casse di risparmio, hanno sofferto maggiormente delle partite incagliate. Ma in Spagna non si intravede alcun fallimento. Le banche lusitane reggono grazie al Bancomat della Bce, che nel solo mese di ottobre le ha equipaggiate di 40 miliardi di euro.