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Le Borse europee si regalano il rally di Natale, tra gli economisti c’è chi guarda oltre

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Senza sbavature. I mercati del Vecchio Continente si regalano il rally di Natale. Le Borse europee avviano anche questa mattina la seduta in rialzo, intenzionate a proseguire la tendenza degli ultimi giorni, sostenute dai titoli energetici che beneficiano dell’elevato prezzo del petrolio. Il greggio si è portato vicino ai massimi degli ultimi due anni, oltre i 90 dollari a barile, spinto da un imprevisto aumento della domanda a livello globale che ha provocato la maggiore discesa delle scorte Usa in oltre un decennio.


Parigi si muove piatta con il Cac a 3.919 punti, a Francoforte il Dax segna un +0,11% a 7.075 punti, a Londra il Ftse sale dello 0,15% a 5.994 punti. Madrid guadagna lo 0,27% a 10.210 punti e Milano segna un progresso dello 0,10% a 20.752 punti. Si mettono nel cassetto le preoccupazioni sugli sviluppi della crisi del debito sovrano in Europa. Con una novità la Cina starebbe valutando l’ipotesi di acquistare 4-5 miliardi di debito sovrano portoghese per aiutare il Paese, in difficoltà, a resistere alle pressioni dei mercati. Lo ha scritto ieri il quotidiano portoghese Jornal de Negocios, all’indomani delle dichiarazioni di Pechino di essere pronta ad azioni concrete per sostenere l’euro, sotto attacco a causa della crisi del debito di alcuni Paesi.

Se Pechino debutterà davvero sul palcoscenico della crisi che sta facendo tremare l’Europa unita, potrebbe evitare a Lisbona di tendere la mano agli aiuti dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale, rimescolando le carte in gioco. Le manovre cinesi fino a che punto potrebbero spingersi? Il dibattito di economisti e strategist si era concentrato sulla capacità dell’Unione europea di avere abbastanza cartucce da sparare contro l’escalation della crisi, soprattutto in quei Paesi indicati come gli anelli deboli del Vecchio Continente.


Sotto il fuoco incrociato delle agenzie di rating, Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo sono cadute negli ultimi giorni. I mercati hanno reagito con una scrollata di spalle. Alcuni money manager spiegano che in questi giorni si sta ancora lavorando a chiudere le posizioni, quindi tutto il resto finisce in secondo piano. Secondo gli euroscettici, che guardano oltre le scadenze del 31 dicembre, l’aiuto cinese potrebbe tamponare, almeno nel breve, l’emergenza di trovare fondi in Europa per salvare tutti gli stati membri dell’Ue, non nel lungo termine .


Ancora una volta pesa il nein della Germania alla proposta del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e del presidente dell’Eurogruoppo, Jean-Claude Trichet, di emettere gli eurobond per aiutare i Paesi in difficoltà. Per Mark Cliffe, capo globale sulla ricerca dei mercati finanziari di Ing, non è così impossibile uno scenario di un mondo senza più l’Unione europea. “L’Unione europea è stata creata per essere irreversibile, ma adesso l’impensabile è diventato pensabile. La possibilità che uno o più Stati membri dell’Ue possano lasciarla non è più solo un’ipotesi di scuola”, segnala l’economista. A suo avviso i tedeschi, Merkel in testa, stanno parlando apertamente di un’uscita dall’euro come una possibile opzione.

Il ritorno al passato con tutti gli Stati membri pronti a coniare le vecchie divise, finite adesso tra le mani dei collezionisti, avrebbe però una deriva molto pericolosa. Secondo i calcoli effettuati dallo strategist di Ing il dissolversi di Eurolandia avrebbe, infatti, conseguenze drammatiche. Con le nuove valute in caduta libera di almeno il 50% e anche di più, le economie della Periferia come Spagna e Portogallo vedrebbero i tassi di inflazione raddoppiare. Mentre la Germania e i paesi core andrebbero incontro a shock deflazionistici.