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Le Borse europee consolidano i guadagni: attese positive da missione salva Dublino

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Prova di forza, o meglio di nervi saldi, delle Borse del Vecchio Continente. La prospettiva che l’Irlanda accetti gli aiuti dell’Fmi e dell’Unione europea, alcune buone trimestrali e l’attesa dei dati macro da Oltreoceano spingono al rialzo i listini europei. L’indice Dj Stoxx 600 avanza dell’1%, con Parigi, Francoforte e Madrid in rialzo rispettivamente dell’1,63%, dell’1,39% e dell’1,35%. Anche Londra sale dell’1,34%. I mercati del Vecchio Continente si allineano al rally delle Borse asiatiche, dove si sono allentati i timori per l’adozione di severe misure anti-inflazionistiche da parte della Cina.


Oggi sono arrivati a Dublino i rappresentanti della Unione europea, del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea per analizzare i conti irlandesi e sul mercato si allentano le tensioni che hanno caratterizzato le sedute degli ultimi giorni. Questa mattina il ministro francese dell’Economia, Christine Lagarde, ha detto che “non ci siano rischi di una disgregazione di Eurolandia”, anche se “è chiaro che l’Irlanda è in una situazione difficile, comunque particolare e differente da quella della Grecia”.

Lagarde ha ricordato che l’Ue “dalla crisi greca ha messo in piedi un meccanismo di finanziamento che permette la stabilità di Eurolandia nel caso uno dei suoi membri venga attaccato”. Meccanismo, che “può raccogliere fondi in tempi estremamente rapidi. Il Fmi, la Bce e la Commissione Ue si incontreranno a Dublino con gli esperti della Banca centrale irlandese e del Governo irlandese. Se emergerà la necessità di mettere in piedi un meccanismo non dubito del senso di responsabilità del Governo irlandese e di una sua decisione adeguata e sovrana”, ha concluso il ministro.


Nel caso in cui l’Irlanda si decidesse a chiedere un aiuto a tutto campo, la rete anticrisi messo a punto nel maggio scorso è pronta a scattare. E’ in grado di mobilitare fino a 750 miliardi di euro. Ad essere attivato inizialmente potrebbe essere il fondo Ue da 60 miliardi di euro, su proposta della Commissione europea. In un secondo momento potrebbe poi intervenire lo European financial stability facility (Efsf), con la sua dote di 440 miliardi di euro. Infine è possibile anche un intervento dell’Fmi, previsto fino a 250 miliardi di euro.


Chi stempera i toni è Alessandro Fugnoli, capoeconomista di Kairos, che si chiede nella sua nota settimanale il vero motivo per cui da giorni stiamo assistendo a “un surreale psicodramma di un’Europa che vuole obbligare l’Irlanda a essere aiutata, facendone per di più una questione di ore, altrimenti chissà che cosa succede?” Le risposte che si dà sono molteplici. “C’è la Merkel che deve fare vedere ai suoi elettori che l’Europa sta in piedi. C’è ancora la Merkel che vuole costringere l’Irlanda ad alzare la tassa sulle società. Ci sono le faide intraeuropee sul coinvolgimento dei privati nelle ristrutturazioni del debito pubblico dal 2013 in avanti. Ci sono i mercati che, vedendosi bombardati ogni dieci minuti da Bloomberg che annuncia i nuovi massimi di spread di questo o di quel paese, pensano che la fine di Eurolandia sia nuovamente vicina e vendono”, segnala Fugnoli.


“Ci sono i governi di un terzo di Europa, che devono pagare tassi crescenti per vendere la loro carta, che vogliono mettere una bella toppa all’Irlanda e che non se ne parli più. C’è la Bce preoccupata per i titoli delle banche irlandesi che sta scontando – continua – . Insomma, tutti preoccupati tranne il malato, l’Irlanda, che ha soldi fino a metà 2011 senza dovere emettere più nulla”. In attesa di conoscere le ultime novità dall’Irlanda, nel pomeriggio dagli Usa arriveranno una serie di dati, tra cui quello sui sussidi di disoccupazione, che potrebbero mettere in luce un rafforzamento dell’economia a stelle e strisce.