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Le Borse europee confermano i rialzi, per economisti mkt guarda già a Bernanke

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Al giro di boa della seduta le Borse europee continuano a scambiare in territorio positivo grazie soprattutto al comparto bancario. Il Dax sale dello 0,28% a 6.534 punti, l’Ibex guadagna l’1,1% a 11.016 punti, mentre il Cac 40 si accontenta di spuntare un +0,29% a 3.845 punti. Anche Piazza Affari spinge sull’acceleratore con il Ftse Mib che avanza dello 0,93 per cento a 21.456 punti. Non ha scalfito l’andamento delle Borse l’indice di fiducia della Germania misurato dall’istituto Zew in ottobre sceso a -7,2 dal -4,3 di settembre. Mentre l’indice che misura le condizioni attuali dell’economia è salito a 72,6 da 59,9, contro un consensus di 63,5.


Il dato odierno dello Zew è il più basso dal gennaio 2009: è sceso ai minimi di 21 mesi a causa della crescita globale che rallenta e dell’euro forte che minaccia l’export. Secondo il centro di ricerca economica di Mannheim, l’indice di questo mese è sceso per il sesto mese consecutivo a -7,2 da -4,3 di settembre, segnando il livello più basso dal gennaio 2009. Lo Zew riflette le aspettative di investitori e analisti sulle prospettive della maggiore economia dell’euro per il prossimi sei mesi. Il dato è comunque migliore delle attese che convergevano su -8.

Gli economisti, da qualche tempo, prevedono che l’economia tedesca rallenti il prossimo anno, dopo essere salita quest’anno al ritmo più alto da 20 anni a questa parte. “E’ necessario fare una distinzione tra la componente corrente e quella prospettica: la componente corrente è migliorata, mentre quella prospettica, che ha un maggiore peso, è risultata sotto le attese. Dunque questo suggerisce che per i prossimi mesi gli investitori istituzionali non si aspettano un miglioramento sulla base degli scenari di mercato”, spiega Carmela Pace di Mps Finance.


“Le aspettative sono in fase di discesa da più da maggio 2010, mentre la componente corrente è in fase di miglioramento da metà 2009”, segnala Marco Valli di Unicredit, che ribadisce che è continuata la forte discrepanza tra la componente aspettative “su un livello storicamente basso” e la componente corrente in continua ascesa. “E’ evidente che questo gap sta crescendo ed è molto forte in ottica storica: non bisogna però prendere come punto di partenza il forte rallentamento delle aspettative – puntualizza Valli – ma è necessario metterlo in correlazione con la situazione corrente che fa da contraltare ed è in continuo miglioramento. Se ci si focalizza solo sulle aspettative, si corre il rischio di sottostimare la performance della crescita corrente”.


Il Governo tedesco settimana scorsa ha rivisto le sue stime ufficiali per quest’anno fino a una crescita del 3,5%, leggermente più alta del 3,4 stimato dalla Commissione Ue. Anche la Bundesbank ha rivisto le sue stime di crescita lunedì a “sopra il 3%”. L’istituto di ricerca Zew fa quadrato, ha comunicato che gli ultimi dati sulla produzione industriale e gli ordini in arrivo alle imprese manifatturiere mostrano che “l’economia resta robusta”. Secondo lo Zew, per il prossimo anno, “il maggior rischio proviene dalle deboli dinamiche economiche americane e in alcuni Paesi della zona euro”.


Quel che è evidente è che le Borse europee non hanno prestato molta attenzione a questo dato. Secondo gli operatori i fari del mercato sono puntati piuttosto su Ben Bernanke, il presidente della Federal Reserve, e la prossima riunione del 3 novembre. “Il tema principale che ha guidato i mercati è stato l’attesa di un easing quantitativo 2 da parte della Fed, dopo che nel comunicato del FOMC di settembre la Fed si è resa disponibile ad ulteriori misure a sostegno dell’economia qualora siano necessarie”, segnalano nelle sale operative. Ma non solo. Il calendario è ricco: le elezioni di mid term figurano il 2 novembre e l’evento del G20 il prossimo 10-11 novembre affronterà l’argomento valute.