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Le banche affossano Milano, crolla il Banco dopo maxi aumento da 2 miliardi -1-

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La Borsa di Milano ha chiuso la prima seduta della settimana in territorio negativo, affossata dai titoli del settore bancario. Nemmeno il buon andamento di Wall Street e i dati statunitensi migliori delle attese hanno risollevato il listino meneghino. Negli States le vendite di case esistenti hanno mostrato a settembre un balzo del 10% a 4,53 milioni di unità, con il consesus che indicava +4,1%. Anche l’indice dell’attività manifatturiera di Dallas ha battuto le previsioni (-8,5 punti), attestandosi in ottobre a 2,6 punti dai -17,7 punti del mese precedente. In questo quadro a Piazza Affari il Ftse Mib ha ceduto lo 0,47% a 21.435 punti, mentre il Ftse All Share è arretrato dello 0,31% a quota 22.017.

Grande sofferenza in Borsa per il comparto bancario. Il Banco Popolare si trovava di fronte ad un bivio e ieri sera ha scelto la strada da imboccare. Il rafforzamento patrimoniale richiedeva una decisione drastica: la cessione dei gioielli di casa (Creberg e Casse toscane) oppure l’aumento di capitale. L’istituto scaligero ha scelto la via della ricapitalizzazione, che potrà raggiungere l’importo massimo di 2 miliardi di euro. Il motivo è chiaro: senza gli 1,45 miliardi di Tremonti Bond, che dovranno essere ripagati entro il terzo trimestre del 2013, il Core tier 1 della banca scenderebbe sotto il 7%, la soglia minima fissata dalle nuove regole di Basilea 3. Oggi molti broker hanno limato la raccomandazione sul Banco che a Piazza Affari ha registrato un tonfo del 5,59% a 4,05 euro. La decisione del Banco Popolare ha avuto riflessi sugli altri titoli del comparto bancario: Monte dei Paschi ha ceduto il 3,41% a 1,049 euro, Intesa SanPaolo il 2,63% a 2,59 euro, Ubi Banca il 2,15% a 7,75 euro, Popolare di Milano il 2,38% a 3,39 euro, Unicredit lo 0,79% a 1,89 euro. Questa mattina il Financial Times ha dedicato un articolo alle banche italiane rimarcando come Mps, ma anche Unicredit e Intesa, potrebbero rivedere la politica sui dividendi tagliando il pay-out ratio per soddisfare i nuovi standard patrimoniali richiesti da Basilea III.