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Lavoro: poche donne nell’ambito tecnico-scientifico. Scarsa predisposizione o streotipo culturale?

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La presenza delle donne nei settori Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica (STEM) in Europa è bassa, anzi bassissima. Un recente studio dell’Ue ha mostrato che le donne rappresentano solo il 24% dei professionisti nelle scienze e nell’ingegneria. Una tendenza che preoccupa la Commissione europea, secondo cui solo nel settore informatico si registrerà una carenza di 900.000 dipendenti già nel 2020. Il timore per una perdita di opportunità di lavoro e di competizione viene confermato anche dalla recente ricerca di Kelly Services.
Gli ostacoli per l’inserimento di forza lavoro femminile sono numerosi e complessi. Già dal percorso di studio: in Europa, nel 2012 solo il 12,6% delle donne laureate si è specializzata in questi settori, rispetto al 37,5% dei laureati di sesso maschile. Un altro fattore importante che determina la scarsa rappresentazione femminile è la mancanza di supporto da parte delle aziende per conciliare le responsabilità private e familiari con il lavoro.
La ricerca ha mostrato che la presenza di forme di lavoro più flessibili è un desiderio comune tra le donne nei settori STEM, perché aspirano a un maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata. In particolare, il 36% delle donne europee intervistate ha affermato che sarebbe disposta a rinunciare a una retribuzione più elevata in cambio di orario e sistemi di lavoro più flessibili. Il 29% sarebbe pronta a sacrificare la carriera.
Infine, stereotipi di genere e deficit culturale si riflettono in una diffusa mancanza di fiducia in se stesse da parte delle donne in ambito STEM. Infatti, in Europa solo il 56% delle lavoratrici in questi settori è sicura di trovarsi in una posizione altamente richiesta, rispetto al 67% degli uomini. La percentuale si riduce al 29% per l’Italia.