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Lavoro, per le controversie si punta a evitare l’aula di Tribunale

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Sempre più fase conciliativa e sempre meno tribunale per la risoluzione delle controversie lavorative. E’ questa la ricetta prevista nel Ddl di iniziativa governativa numero 1167, che a fine ottobre è stato approvato dalla Camera dei deputati e che ora è allo studio nella Camera del Senato. L’intento del nuovo provvedimento, che rientra in un più vasto disegno di legge sul mondo del lavoro, è quello di evitare ingolfamenti nelle aule di Tribunale anche per il contenzioso lavorativo. Il Ddl infatti intende potenziare la fase conciliativa senza il ricorso al giudice, rendendo più efficaci i mezzi alternativi delle controversie di lavoro. Viene così riaffermata la funzione dello strumento delle conciliazioni, in particolare di quelle sindacali, che eviteranno una eccessiva complessità di procedimento e semplificheranno alcune disposizioni. Tra le novità, si introduce la possibilità di rivolgersi a un collegio di conciliazione composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro, che fungerà da presidente e che verrà scelto di comune accordo tra docenti universitari di materie giuridiche e avvocati patrocinanti in Cassazione. Un’altra modifica, prevista nel provvedimento, è quella riguardo la tempistica di ricorso per opporsi al licenziamento: il termine per l’impugnativa verrebbe spostato da 60 a 120 giorni dal giorno in cui si è avuta comunicazione. Tuttavia, se i tempi si dilatano, le condizioni si restringono. Infatti, l’impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore può avvenire solo con il ricorso giudiziale depositato nella relativa cancelleria e non più con qualsiasi atto scritto. Infine, novità in arrivo anche per quanto riguarda le spese giudiziarie. Il Ddl allo studio prevede il pagamento del contributo unificato pari a 103,3 euro anche per i processi lavorativi.