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Lavoro: un’Italia di precari e di mamme senza impiego con salari fermi a 20 anni fa (Istat)

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I salari dei lavoratori italiani sono fermi dal 1993. È solo uno degli scoraggianti dati sul mercato del lavoro contenuti del rapporto annuale presentato oggi dall’Istat. Negli ultimi 20 anni le retribuzioni contrattuali non sono affatto cambiate, mentre le retribuzioni “di fatto” sono cresciute di quattro decimi di punto all’anno. Il dato più triste è quello sul numero di “scoraggiati”, ovvero i circa 1,8 milioni di italiani inattivi, che non hanno un lavoro e rinunciano a cercarlo, certi di non trovarlo. I giovani 15-29enni che non studiano né lavorano (i cosiddetti Neet) sono 2,1 milioni, concentrati soprattutto nel Sud Italia.
Allarmanti anche le cifre sui lavoratori atipici (dipendenti a tempo determinato, collaboratori o prestatori d’opera occasionale): quelli nati dagli anni 80 in poi pesano per il 44,6% sul totale dei lavoratori, mentre in generale i lavoratori atipici incidono per il 13,4% del totale, ai massimi dal 1993. Quasi un terzo dei precari lo è ancora dopo dieci anni dal primo contratto atipico, mentre uno su dieci è addirittura disoccupato. “Il passaggio a lavori standard”, si legge nel rapporto Istat, “è più facile per gli appartenenti alla classe sociale più alta, mentre chi ha iniziato come operaio in un lavoro atipico, dopo dieci anni, nel 29,7 per cento dei casi è ancora precario e nell’11,6 ha perso il lavoro”.
Ancora difficoltà infine per le mamme al lavoro: dopo due anni dalla nascita di un figlio circa una madre su quattro lascia il proprio impiego per la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia (e probabilmente per l’assenza di politiche aziendali che vengano incontro a queste esigenze).

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