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Lavoro: da inizio crisi 8,5 milioni di disoccupati in più nell’Ue, +120% in Italia

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Emergenza disoccupazione sempre più forte in Europa. Nel giorno della conferenza sull’occupazione che vedrà confrontarsi a Milano i maggiori leader dell’Eurozona, un nuovo allarme viene lanciato dalla Cgia di Mestre che ha calcolato un totale di 8,5 milioni di disoccupati in più nell’Unione Europea (UE) dall’inizio della crisi nel 2007 fino al giugno di quest’anno; di questi, poco più di 7,17 milioni si riferiscono all’area dell’euro, mentre un altro 1,35 milioni è imputabile ai Paesi Ue che non aderiscono alla moneta unica (come il Regno Unito, la Danimarca, la Polonia, la Svezia, etc.).

Quasi 19 milioni di disoccupati nella sola Eurozona 
I senza lavoro presenti in Ue ha superato quota 25,5 milioni, quasi 19 milioni nella sola zona euro. Il tasso medio di disoccupazione registrato nell’Europa a 28 nei primi 6 mesi di quest’anno si è fermato al 10,6 per cento, mentre nell’area dell’euro è salito all’11,9 per cento. In Italia i disoccupati risultano più che raddoppiati da 1,506 milioni a 3,113 milioni. Un balzo del 120,2%.
In Spagna +6 milioni di senza lavoro, si salva solo la Germania 
Nell’intera UE l’aumento tra il 2007 e fine giugno di quest’anno è stato del 61,1 per cento, mentre nell’area euro del 50%.  Tra i big dell’Ue, rimarca l’Ufficio Studi della Cgia, spicca la situazione venutasi a creare in Spagna che registra quasi 6 milioni di senza lavoro e un tasso di disoccupazione che supera il 25 per cento. Solo in Germania i disoccupati sono diminuiti nell’arco temporale preso in esame, per la precisione di oltre un milione e trecento mila unità.
“Le politiche di austerità e di rigore praticate in questi ultimi  anni – segnala Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA – hanno fallito, contribuendo ad aumentare in tutta Europa la disoccupazione e le sacche di povertà. Per uscire da questa situazione bisogna voltare pagina: è necessario tagliare le tasse, far ripartire i consumi interni e rilanciare gli investimenti, soprattutto quelli pubblici. Per far questo bisogna assolutamente allentare i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles, altrimenti rischiamo di far sprofondare l’Europa in una spirale depressiva ancor più pesante di quella del ’29”.