Lavoro: Cna, a fine anno i disoccupati potrebbero essere 3,5 milioni

Inviato da Valeria Panigada il Ven, 16/08/2013 - 15:34
La crisi del mercato del lavoro in Italia non si attenua, anzi nei prossimi mesi si aggraverà. L'allarme sull'occupazione arriva questa volta dalla Cne, la confederazione dell'artigianato e della piccola e media impresa, secondo cui se non si interverrà in qualche modo per ridare slancio all'economia, si arriverà a contare a fine anno 3,5 milioni di disoccupati.

"Alla fine di quest'anno gli italiani che non hanno un lavoro - si legge in una nota del Centro Studi Cna - potrebbero arrivare  a tre milioni e mezzo. 400mila in più dei 3 milioni e 100mila di oggi". Non solo. Lo studio rileva che nel frattempo, a giugno, il numero degli occupati, circa 22 milioni e mezzo, ha raggiunto il valore più basso del nuovo secolo, mentre il tasso di disoccupazione ha toccato il livello record del 12,1%. Numeri da brivido per le donne,  con il 12,9% di disoccupate, e per i giovani, tra i quali la media dei senza lavoro tocca addirittura il 39,1%. Una crisi della quale forse non abbiamo ancora toccato il fondo.

"La crisi dell'occupazione si sta aggravando. Senza una decisa e tangibile inversione di tendenza che faccia ripartire effettivamente lo sviluppo, la situazione sociale del nostro Paese può diventare critica", avverte la Cna. L'analisi del Centro Studi Cna fa riferimento soprattutto ai 548 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate  nei primi sei mesi del 2013: circa 548 milioni, in rialzo del 4,6% rispetto al 2012 e al livello più alto a partire dal 2009. 

Un dato particolarmente preoccupante per la tenuta del mercato del lavoro, perché se queste ore fossero interamente utilizzate, sottolinea il Centro Studi Cna, si tradurrebbero nella perdita di circa 322mila posti di lavoro. Le costruzioni e l'industria continuano a essere i settori maggiormente affetti dalla crisi. Le ore di Cig autorizzate nelle costruzioni sono del 13,7%, mentre quelle autorizzate nell'industria sono cresciute del 6,4%. Negli ultimi cinque anni i due settori hanno perso rispettivamente 370mila e 362mila addetti.



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