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Large Cap francesi e mercato domestico: un divorzio annunciato?

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Di seguito pubblichiamo un’analisi di Jonathan Fearon, gestore azionario Europa di Ignis Asset Management, sul mercato francese e le prospettive di crescita delle società transalpine. Secondo l’esperto, i problemi economici della Francia sono noti e comuni ad altre nazioni del Vecchio Continente. In attesa che il Governo di Parigi attui ulteriori riforme che stimolino la competitività interna, le società transalpine più strutturate appaiono sufficientemente legate al ciclo economico globale. Già da qualche tempo le grandi aziende seguono infatti la strada battuta dalle aziende giapponesi negli anni 2000, ossia quella di un graduale divorzio dall’economia nazionale. Per Fearon  questo trend continuerà ancora, con i mercati Usa e dei Paesi emergenti che potrebbero offrire le migliori prospettive di crescita per le Large Cap francesi.

I problemi della Francia sono ben documentati: derivano da una combinazione di misure di austerità a breve termine e da una carenza di competitività a livello internazionale (particolarmente preoccupante alla luce dei progressi fatti dalle nazioni vicine, come la Spagna).

Riteniamo che il “Patto di competitività” proposto dal Governo (che concede ai datori di lavoro un certa flessibilità in caso di recessione) rappresenti un passo avanti in materia di riforma del lavoro, ma non è certo sufficiente a capovolgere le sorti della Francia.

Ci sono, tuttavia fattori che dovrebbero contribuire a evitare gli scenari catastrofici: grazie a una migliore capitalizzazione, una migliore composizione dei finanziamenti e più asset di qualità, il sistema finanziario francese è più in forma rispetto agli altri dell’Europa meridionale.

Nel complesso, quindi, supponendo che il quadro macro globale continui ad essere robusto, la Francia è sufficientemente legata al ciclo economico globale per evitare il disastro, ma qualsiasi previsione più ottimistica richiederebbe l’attuazione di ulteriori riforme economiche.

Large cap francesi: destinate a diminuire la dipendenza dal mercato interno

Nel complesso le società del CAC 40, sono decisamente più dipendenti dal mercato interno rispetto a molte altre grandi economie europee, come il Regno Unito. Tuttavia, in verità il quadro varia enormemente da una società all’altra: la Francia ha la fortuna di avere un numero significativo di “Global Titans” come ad esempio EADS, Sanofi, e L’Oreal, che siedono al posto di comando dei loro settori.

L’attuale stagnazione economica francese non aiuta questi gruppi, ma non incide fatalmente sulla loro performance azionaria, poiché beneficiano della crescita internazionale grazie alle attività negli USA e nelle economie emergenti. Tuttavia molti gruppi, come EDF, Bouygues e France Telecom dipendono più strettamente dalla Francia e dalle attività nazionali, sono perciò più sensibili alla crisi economica interna.

Già da qualche tempo le grandi aziende francesi seguono la strada battuta dalle aziende giapponesi negli anni 2000, ossia quella di un graduale divorzio dall’economia nazionale. E ritengo che questo trend continuerà ancora dato che la maggioranza degli amministratori delegati ha ormai accettato che gli USA e le economie emergenti offrono migliori prospettive di crescita rispetto alla Francia e all’Europa Occidentale e continuano a puntare su queste regioni per sovraperformare la bassa crescita dell’economia nazionale.

Questo richiederà forme diverse: investimenti sempre crescenti vengono allocati dalle aziende al di fuori dei confini francesi (e dell’Europa Occidentale in generale) attraverso acquisizioni sempre più concentrate sulle economie emergenti al fine di incrementare l’esposizione a regioni a crescita più elevata. Un esempio è GDF-Suez che dalla fusione del 2008 ha costantemente puntato ad aumentare la propria esposizione verso i mercati emergenti: sia attraverso una crescita organica in mercati come il Brasile o la Tailandia sia attraverso acquisizioni come International Power. È interessante notare come queste attività siano state in parte finanziate grazie alla vendita di asset in Europa Occidentale.

La crescita europea ha trainato quella di altre regioni come l’Asia per molti anni e quindi meccanicamente la quota percentuale degli utili derivanti dall’Europa si è ridotta nel tempo. Per esempio nel 2004 il 54% delle vendite di LVMH si collocava in Europa, mentre al 2012, la percentuale si è ridotta al 33% sul totale (dato dovuto principalmente alla crescita organica nei paesi emergenti).

Quali opportunità tra le big cap francesi

Oggi abbiamo un piccolo sovrappeso sulla Francia con una preferenza per le opportunità di crescita internazionali come Sanofi che genera 1/3 delle vendite nei mercati emergenti. Sovrappesiamo anche EADS, che ha beneficiato di un ambiente di forte crescita che ha visto incrementare la domanda globale di trasporto aereo nelle economie emergenti. Infine, pur sottopesando le banche della zona euro, ci piace BNP Paribas, su base relativa in rapporto alle altre banche europee, grazie alla solida capitalizzazione, al pagamento di dividendi liquidi, alle migliori prospettive di crescita e valutazione a sconto.