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Lagarde: crescita economica rappresenta priorità per creare occupazione, bene il Jobs Act

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Una responsabilità comune. In quest’ottica secondo Christine Lagarde, managing director del Fondo Monetario internazionale, va inquadrata la lotta alla disoccupazione giovanile. Una responsabilità, ha detto il n.1 dell’istituto con sede a Washington nel suo discorso inaugurale all’Università Bocconi, “che deve essere gestita da governi, settore privato e dalla società nella sua interezza, sia a livello nazionale che a livello europeo”.

Con un tasso di disoccupazione giovanile nel nostro Paese ai massimi da quasi 30 anni sopra la soglia del 40 per cento, la disoccupazione giovanile è vista come diretta conseguenza di un basso tasso di crescita. “Quando la crescita è bassa, la disoccupazione giovanile è alta. In media, nei paesi europei avanzati, l’impatto che una crescita debole ha sui giovani è tre volte più grande che per i disoccupati adulti“. Questo a causa di alcune caratteristiche del mercato del lavoro, “come gli alti livelli di protezione per i lavoratori con contratti a tempo indeterminato o gli elevati costi di assunzione”.

In quest’ottica, “la ripresa della crescita è una priorità assoluta”, ha detto Lagarde. Secondo i dati elaborati dal Fmi “ogni punto percentuale di crescita del PIL in Italia, ridurrebbe la disoccupazione giovanile di 0,6 punti percentuali “. Peccato però che le stesse previsioni di crescita relative il nostro Paese siano “assai più deboli, circa l’uno per cento annuo per i prossimi quattro anni”. Una bassa crescita che si accompagna alla stagnazione dei prezzi, “normalmente un chiaro segno che le risorse sono sottoutilizzate”.

Nel campo delle possibili soluzioni, giudizio positivo è riservato al “nuovo contratto di lavoro con una protezione gradualmente crescente” che caratterizza il Jobs Act. Altro aspetto positivo è rappresentato dalle politiche attive del mercato del lavoro, le misure che prevedono aiuti affinché i disoccupati ricevano formazione e assistenza nella ricerca dell’impiego. “Austria, Finlandia e Svezia dimostrano come tali politiche possano funzionare”. Tra i provvedimenti da attuare c’è invece la riduzione del cuneo fiscale. “Riportare il cuneo fiscale sul lavoro in Italia al livello della media Europea potrebbe abbassare la disoccupazione giovanile di 4-8 punti percentuali”.

Non solo riformare il mercato del lavoro, il nostro Paese è deve ridurre i tempi della giustizia, “da alcune stime si rileva come in Italia ci vogliono oltre mille giorni per far valere in giudizio un contratto, più del doppio della media OCSE”. “Una maggiore efficienza del settore giudiziario abbasserebbe il costo del credito, incoraggerebbe gli investimenti e dunque faciliterebbe l’impiego”. Infine c’è il settore bancario, “onerato dai prestiti inesigibili e limitato nella sua capacità di offrire credito”.

A livello europeo, un plauso all’azione della Bce che “ha intrapreso passi coraggiosi nei mesi recenti, annunciando ad esempio significative acquisizioni dirette di obbligazioni private” e, in caso di ulteriore peggioramento delle prospettive di crescita e inflazione, “ha indicato che è pronta a diversificare ancor più il proprio bilancio, anche tramite l’acquisto di fondi sovrani”.

Un contesto quindi difficile che con l’aiuto di tutti è possibile modificare poiché “l’Italia ha spesso dimostrato la sua forza in circostanze difficili”.