Kan perde la maggioranza al Senato, l'incertezza politica frena la Borsa di Tokyo

Inviato da Alberto Bolis il Lun, 12/07/2010 - 11:14

Non c'è pace per il Partito Democratico giapponese, al governo da appena dieci mesi. Ieri è arrivata la batosta nelle elezioni per il rinnovo di metà del Senato nipponico. Il partito di maggioranza, guidato dal neo premier Naoto Kan, ha ottenuto 44 seggi dei 121 assegnati, in calo rispetto ai 54 seggi che deteneva in precedenza. "Il risultato rende più difficile per il Partito Democratico effettuare le riforme poiché dovrà fare maggiore affidamento sui partiti minoritari della coalizione", si legge in una nota di Mps Capital Services.

Riforme tutte impostate sulla necessità di uscire dalla crisi economica e di ridurre l'imponente debito pubblico, che ormai arriva a sfiorare il 200% del Prodotto interno lordo. "I nostri conti pubblici sono diventati i peggiori tra le economie dei Paesi sviluppati", aveva avvertito Kan che aveva incentrato la sua campagna elettorale sul piano di risanamento dei conti pubblici. In particolare il premier aveva annunciato l'innalzamento dal 5% al 10% della tassa sui consumi.

Una mossa che non ha scaldato l'elettorato giapponese, che nel giro di quattro anni ha visto succedersi ben cinque premier. La Borsa di Tokyo ha subito fiutato il clima d'incertezza politica e l'indice Nikkei ha lasciato sul parterre lo 0,40% a 9.548,11 punti. Anche lo yen ha perso terreno nei confronti del biglietto verde: il dollaro tratta infatti a 88,740 yen (+0,23%) dopo aver toccato un massimo a 89,140 yen.

In Cina si è invece vissuto un fine settimana completamente diverso. L'export del gigante asiatico, infatti, è volato del 44% nel mese di giugno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre il surplus commerciale è arrivato a quota 20 miliardi di dollari, segnando il miglior risultato degli ultimi nove mesi. Le vendite cinesi sono aumentate del 43,2% verso l'Unione Europea e del 43,8% verso gli Stati Uniti. Non si è quindi sentita la rivalutazione dello yuan, partita tre settimane fa. Una mossa che ha causato un apprezzamento della divisa cinese dello 0,78%, una variazione troppo esigua per frenare il boom delle esportazioni.

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