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Jw Partners: Bce chiamata a sostenere i bond dei paesi in difficoltà durante il cammino delle riforme

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E’ già finito l’effetto Monti sui mercati finanziari? Parrebbe di sì a guardare il passivo di Piazza Affari e la risalita dello spread tra Btp e bund. In realtà nessuno si aspettava miracoli da un semplice, per quanto traumatico, avvicendamento di governo. La personalità di Mario Monti è riconosciuta a livello internazionale ma da sola non basta.

Il problema non è infatti solo dell’Italia o della Grecia.
Se infatti l’indice Ftse Mib arretra del 2,5%, il Cac40 a Parigi è in discesa del 2%. E mentre lo spread tra Btp e bund risale in area 530 punti dopo la tregua di ieri, la differenza di rendimento tra il titolo decennale tedesco e quello francese raggiunge un nuovo massimo a 184 punti mentre il differenziale con i pari grado del Belgio supera i 300 punti.

“Il cambiamento politico può generare una stabilizzazione dai livelli estremi di panico visti di recente – commentano gli analisti di Jw Partners – difficilmente però riuscirà ad essere una svolta decisiva”.

Un’affermazione che si può estendere anche ai provvedimenti che verranno presi dal governo Monti per quanto riguarda l’Italia o dal quello del primo ministro Papademos per la Grecia. “Con l’Europa che appare sempre più a rischio di una fase recessiva – prosegue il report – e con riforme strutturali che, se finalmente intraprese, potranno dare frutti solo negli anni se non nei mesi futuri, l’attenzione e la pressione si sposterà sempre di più su un eventuale ammorbidimento del ruolo della Banca centrale nella crisi. Essere fieri custodi della stabilità monetaria e solo temporaneamente e malvolentieri compratori di ultima istanza di debito periferico in difficoltà rischia di non essere più sufficiente. Se i politici si imbarcheranno in un cammino di riforme (locali ma anche di progetto europeo) e si rivelerà necessario guadagnare tempo, a fronte di una situazione economica difficile ma di un progetto condiviso, è possibile che l’atteggiamento della Bce possa lentamente cambiare. In ogni caso questa rimane la più grossa e rilevante incognita dei prossimi mesi. Rilevante soprattutto se si considera che l’ampliamento del fondo Efsf annunciato a fine ottobre (e ancora tutto da dettagliare) sembra già inadeguato prima ancora di nascere e fa davvero fatica ad attirare investitori esterni, come si è visto nell’asta di 3 miliardi di settimana scorsa, appena coperta e comunque a prezzi non certo eclatanti”.

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