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Juventus: si torna a parlare di Campi di Vinovo, Carrefour si fa avanti

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Avanti tutta, nonostante tutto. Il miglior modo per uscire da Calciopoli, se si è al centro delle attenzioni di procure e Commissione di appello federale (Caf) è quello di non guardare indietro ma concentrarsi solo sull’avvenire. In casa Juventus, flagellata da due mesi dopo lo scoppio della bomba “intercettazioni” di Luciano Moggi, oggi l’imperativo è questo. Nel quartiere generale di corso Galileo Ferraris, squarciato dal gesto di Gianluca Pessotto, il cda è stato rinnovato in tempi record con l’innesto di Giovanni Cobolli Gigli e Jean Claude Blanc, il nuovo amministratore delegato con grande esperienza nella gestione di eventi sportivi. Non si poteva e non si doveva perdere tempo, perché la giustizia sportiva non avrebbe aspettato e gli esiti, come hanno dimostrato poi le richieste del procuratore Stefano Palazzi, potrebbero essere pesanti (retrocessione in serie C1), soprattutto per la solidità economica della squadra. Di simulazioni su quanto potrebbe costare alla squadra una retrocessione in serie B, come chiesto dai difensori, o in serie C1, ne sono state abbozzate molte, ma su nessuna è possibile fare fede perché non si sa ancora come verranno rinegoziati i contratti con le televisioni e gli altri sponsor. Che, a scanso di equivoci, hanno detto di non voler abbandonare il sodalizio bianconero restando però sul vago circa l’effettiva rimodulazione del quantum. E’ impossibile fare previsioni anche sul ricavato della vendita dei giocatori, ma è certo che il “valore di libro” non sarà raggiunto. Anche la cessione del marchio non è più praticabile, dopo lo stop imposto dalla Covisoc a questa opzione, approfondita anche dalla Vecchia Signora.
In questa condizione, dovendo far quadrare i bilanci, la questione Campi di Vinovo torna di stretta attualità. Poco prima dello scoppio di Calciopoli la cessione della società proprietaria dei terreni che insistono sui comuni di Vinovo e Nichelino, dove doveva nascere e svilupparsi il progetto Mondo Juve, sembrava cosa fatta (vedi rumor 9 maggio), ma poi è stato tutto congelato per causa di forza maggiore. Ora che la situazione si va delineando, secondo quanto risulta a Finanza.com, si torna a parlare di questo argomento. La società in questione è la Campi di Vinovo, di proprietà della Juventus al 63% circa e per la restante parte di Costruzioni Gilardi, che ha un’opzione per acquistare la restante parte al fine di tenerla o cederla a terzi. Gilardi, che entrò nell’affare con un investimento di 37 milioni di euro, secondo quanto risulta a questa testata, sarebbe intenzionato ad esercitare la propria opzione per poi girare l’intera proprietà a Société des centres commerciaux Italia (Scc), una srl che fa capo al gruppo francese Carrefour del quale gestisce i centri commerciali italiani. Scc dovrebbe sborsare, per la totalità delle azioni, 105 milioni di euro da corrispondere a Gilardi (il quale poi girerebbe la parte di competenza alla Juve, 60-65 milioni di euro?) in misura di 15 milioni all’atto della firma del preliminare e 45 milioni per il perfezionamento. Le restanti somme sarebbero invece diluite nei tre anni successivi, durante la costruzione degli immobili commerciali. Se l’operazione fosse confermata, ed è probabile che tutto sia spostato dopo la conclusione del procedimento sportivo in corso, per la Juventus si tratterebbe di una boccata d’ossigeno in un momento importantissimo per la vita societaria, in grado anche di rischiarare l’orizzonte sulla foschia delle previsioni per il futuro. Soprattutto in Borsa, dove il titolo è oggetto di speculazione in queste giornate che hanno tanto il sapore di puntate al buio. afaieta@finanza.com