Juventus: cda, verso schiarita per Campi di Vinovo?

Inviato da Redazione il Mar, 09/05/2006 - 15:11
Il cda previsto per il 12 maggio in casa Juventus non sarà solo un passaggio di normale amministrazione per approvare la terza trimestrale 2005-2006. L'occasione sarà anche, e forse soprattutto, utile per guardarsi in faccia e cercare di capire quale sarà il futuro della società bianconera. Perché se la giustizia sportiva, e forse non solo quella, faranno il proprio corso, l'attività aziendale deve andare avanti. La compagine bianconera non è più solo una squadra di calcio, ma anche un'azienda impegnata in una serie di progetti aziendali con i quali si è presentata in Piazza Affari tempo fa. Chiedendo agli investitori ben 3,7 euro per ogni azione, un prezzo mai più rivisto dai tempi della quotazione. Ma i piani di sviluppo, sui quali si fonda il futuro della società, devono essere condivisi da tutto il management di punta, ora sotto assedio per le note vicende sportive per le quali si è dimesso anche il presidente della Figc Franco Carraro. E la fiducia della proprietà nella prima linea si è chiaramente incrinata, come traspare dalle affermazioni della famiglia Agnelli (su tutti John Elkann) e dai silenzi del presidente Franzo Grande Stevens, che farà sentire la sua voce proprio venerdì.

Nel frattempo, nonostante le smentite da parte di Ifil di un piano di delisting, i titoli in borsa continuano a correre trainato da scambi considerevoli. Cosa spinge le azioni? Certamente l'attesa per le novità in cda che non dovrebbero mancare, ma forse c'è dell'altro. Secondo quanto risulta a Finanza.com proprio in questi giorni ci sono stati incontri per cercare di risolvere la questione Campi di Vinovo, la proprietà immobiliare acquistata tempo fa dalla Juve per farne il nuovo centro sportivo "moderno", nel quale ci fosse cioè ampio spazio anche per attività e servizi correlati e sfruttabili commercialmente. Nella proprietà è entrata nel 2003 anche la Costruzioni Gilardi, che ha acquistato il 27% per 37 milioni di euro con una serie di opzioni per acquistare la restante parte al fine di tenerla o cederla a terzi, o per rivendere la propria quota alla Juventus.

Fino a qualche giorno fa non sembravano esserci nubi sull'affare: Gilardi avrebbe esercitato i propri diritti per acquistare la restante parte, secondo quanto risulta a questa testata, per 97,5 milioni di euro, da corrispondere in tranches nel momento in cui saranno ottenute tutte le concessioni commerciali via via richieste (ma 15 milioni saranno sborsati subito). L'affare per la Juve è importante: a fine campionato dovrebbe partire il rifacimento dello stadio, nel quale si impegneranno tra gli 80 e i 90 milioni di euro (vedi anche rumor 19 aprile 2006), e la provvista è fondamentale. Ma il crollo di immagine subito dalla società potrebbe far desistere Gilardi, e la Juve sarebbe costretta a ricomprare la partecipazione. O rimandare ancora il progetto, "tradendo" le aspettative del mercato. Non è detto che succeda, anzi è improbabile, ma è una eventualità di cui tenere conto in questo momento. Sì, perché gli impegnativi piani di sviluppo erano legati alla permanenza della Triade alla Juve. Opzione che al momento sembra compromessa, e se non si troverà una dirigenza di livello per andare avanti su questa strada il piano industriale, attualmente in preparazione, potrebbe essere rivisto.

Un unico dubbio: oltre ad Ifil e allo stesso Antonio Giraudo che ha il 3,6% delle azioni, è presente nel capitale della società anche la libica Lafico, forte di un 7,5% delle azioni. Cosa farà la finanziaria vicina al governo di Gheddafi? E' ancora presto per dire si sfilerà da questo campo infuocato. afaieta@finanza.com

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