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Juncker: serve una flessibilità intelligente, piano investimenti raddoppierà a 630 mld

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Il patto di stabilità non può diventare un patto di flessibilità. Jean-Claude Juncker, presidente dell’Unione Europea, ha ribadito nel suo discorso sullo stato dell’Unione come il patto di stabilità non debba trasformarsi in un patto per la flessibilità, ma serve “una sua applicazione intelligente nel rispetto delle regole esistenti”. Davanti al Parlamento europeo, il numero uno dell’UE ha messo in primo piano anche temi quali la disoccupazione e la gestione della Brexit, sottolineando anche come le società devono pagare le tasse dove generano profitto in riferimento indiretto all’ultimo caso di Apple in Irlanda.

Passaggio importante del discorso è stato quellosulla disoccupazione, ritenuta ancora troppo alta soprattutto tra i giovani. “Dal 2013 sono stati creati 8 milioni di nuovi posti di lavoro in tutta Europa, ma il livello di disoccupazione resta ancora troppo alto”, ha detto Juncker avvertendo com sia presente un forte rischio di esclusione e serve in tal senso un’Europa sociale.

Piano investimenti raddoppierà a 630 miliardi
Si va verso un deciso potenziamento del Fondo europeo per gli investimenti. Juncker ha annunciato la proposta che mira a raddoppiare la durata e l’entità del piano. La proposta di Juncker, che dovrà essere approvata dall’Europarlamento e dai singoli governi, è di far circolare capitali prevalentemente privati per 500 miliardi entro il 2020 per poi arrivare a 630 miliardi nel 2022, ossia il doppio rispetto ai 315 mld inizialmente approvati. Questo comporterà l’aumento anche dei contributi della Banca europea degli investimenti.

Londra chieda presto uscita da EU
Non sono mancati i riferimenti alla Brexit. L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea “non deve essere considerata una minaccia per l’esistenza stessa dell’Unione Europea – ha sottolineato Juncker – . Pur rispettando e deplorando questa decisione, non c’è un pericolo per l’esistenza dell’Ue”. Juncker ha inoltre sollecitato Londra affinché richieda l’uscita dall’Unione il prima possibile.