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Juncker: niente sanzioni a Italia e Francia, fiducia (a tempo) guardando a riforme

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Piena fiducia in Italia e Francia. Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, scaccia le nubi sulla possibilità di sanzioni contro Roma e Parigi ponendo la massima fiducia nel percorso di riforme avviato dai due paesi, anche se i due paesi rimangono sorvegliati speciali.

Riforme essenziali, da Italia e Francia segnali importanti 
Il nuovo presidente della Commissione Ue ha comunque voluto precisare che non è in atto nessun allontanamento della strada di risanamento dei conti pubblici. “In passato abbiamo sottovalutato l’importanza della competitività. Per migliorare la competitività e la capacità di crescita, le riforme sono essenziali. E nei prossimi mesi sia l’Italia sia la Francia porteranno a termine riforme importanti in questo senso”, ha rimarcato Juncker. 

Bruxelles ammorbidisce i toni, ma ora bisognerà rispettare impegni presi 
Il presidente della Commissione Europea ha quindi preannunciato una mano morbida sul fronte sanzioni. Oggi sono attesi infatti i responsi della Commissione sui bilanci dei Paesi membri. Nessuno dei sette Paesi che violano le regole del Patto verrà sanzionato. “La nostra sarà una analisi approfondita e per nulla compiacente  –  spiega il numero uno della Commissione nella sua prima intervista da presidente concessa oggi a diversi quotidiani europei – Per alcuni Paesi saranno necessari sforzi supplementari. Ma un conto è dire chiaramente come e perché non si rispettano gli impegni del Patto. Un altro è punire con sanzioni e procedure. Del resto da Italia, Francia e Belgio abbiamo ricevuto lettere con impegni precisi e circostanziati”. 
In merito all’incontro con Renzi nel corso del vertice G20 di Brisbane, Juncker ha rimarcato come sia andato “benissimo” a differenza di quanto è stato scritto. “Se sei presidente della Commissione europea, devi saper ascoltare i Paesi e i loro governi. 

Fiducia a tempo, a marzo di nuovo sotto esame 
Bruxelles approverà quindi il budget 2015 dell’Italia. Un secondo esame è però previsto già a marzo. In questi mesi Roma dovrà accelerare sulla strada delle riforme, così come gli altri Paesi della zona euro sotto esame (Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Malta e Austria).Il caso più problematico appare quello della Francia, che nel suo budget 2015 prevede un deficit al 4,3% del Pil, contro il target europeo del 3%, e un ritorno al pareggio di bilancio solamente nel 2017.