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Juncker: ‘Brexit un disastro. Salvini esclude manovra bis? Non è mica ministro Finanze’

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La Brexit è un disastro, e comunque fa parte del passato, non del futuro: è quanto ha detto oggi il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Interpellato da alcuni giornalisti che gli hanno chiesto commenti sulla convinzione del vicepremier Matteo Salvini sul fatto che l’Italia non ha bisogno di una manovra bis, Juncker ha risposto:  Salvini “non è il ministro delle Finanze”.

Nervi tesi a Bruxelles, nella giornata di oggi, soprattutto per il futuro della Brexit. Il numero uno della Commissione Ue non ha fatto nulla per indorare la pillola amara di quel divorzio del Regno Unito dall’Unione europea che si sta rivelando sempre più difficile da realizzare, quasi un’utopia.

“Non posso escludere la possibilità di un ‘no-deal Brexit ‘, ha detto, aggiungendo di sperare che “il peggio possa essere evitato”,  anche se “non sono molto ottimista”.

Cautamente ottimista si è mostrato invece James Slack, portavoce della premier britannica Theresa May: “Stiamo facendo progressi nelle trattative con Bruxelles”,  ha riferito, ammettendo che “c’è ancora molto lavoro da fare”.

Obiettivo di May & Co. è soprattutto quello di riaprire i negoziati sul processo di divorzio, che invece l’Ue considera ormai chiusi.

“Rivedere l’accordo sul divorzio – ha confermato Slack – sarebbe il modo più semplice per ottenere le rassicurazioni di cui abbiamo bisogno“.

Detto questo, “l’Unione europea desidera anch’essa che il Regno Unito lasci (il blocco) con un’intesa” e “tutti stanno lavorando per ottenere le rassicurazioni necessarie”.

A tal proposito David Madden, analista dei mercati presso CMC Markets UK, ha ricordato che ieri “si sono verificate ulteriori fratture politiche nel Regno Unito, quando tre parlamentari conservatori si sono dimessi e si sono uniti al gruppo indipendente (..) In termini numerici, non è stato un duro colpo per Theresa May, ma ha un certo valore simbolico“.

Juncker e May: nuovi incontri per Brexit

Ieri sia Juncker che la premier britannica May hanno raggiunto un accordo per continuare a trattare sulla Brexit e si sono impegnati a incontrarsi di nuovo dopo quelli che entrambi hanno definito “costruttiva” la discussione che si è svolta nella serata di ieri, mercoledì 20 febbraio.

In un’intervista rilasciata a un’emittente britannica, May ha riferito poi di aver cercato di ottenere “cambiamenti legalmente vincolanti” all’intesa che l’Unione europea e il Regno Unito avevano raggiunto a novembre, e che poi è stata affossata dal Parlamento UK lo scorso 15 gennaio.

Ciò che May desidera è ottenere garanzie sul cosiddetto backstop del confine irlandese, ovvero su quell’accordo che manterrebbe il Regno Unito all’interno dell’Unione doganale europea, per evitare una divisione netta tra le due Irlande.

Per backstop si fa riferimento a una “rete di protezione”, in particolare di una soluzione di ultima istanza che verrebbe adottata per garantire che il confine tra l’Irlanda del Nord (che fa parte del Regno Unito), e la Repubblica dell’Irlanda rimanesse aperto anche nel caso in cui l’accordo sulla Brexit saltasse.

L’intento è di continuare a rispettare gli accordi del Venerdì Santo del 1998, con cui è stata posta la parola fine alla sanguinosa guerra civile tra i protestanti favorevoli al dominio della corona inglese sull’Irlanda del Nord e i nazionalisti cattolici irlandesi. Ma, anche (o soprattutto) che l’integrità territoriale del Regno Unito non venga messa in discussione.

Dopo mesi di impasse, Theresa May ha annunciato lo scorso 14 novembre una bozza di accordo UK-Ue che include anche un’intesa sul backstop.

Secondo tale accordo, nel caso in cui nessuna soluzione venisse trovata entro la fine del periodo di transizione fissata al dicembre del 2020, l’Irlanda del Nord dovrebbe rispettare alcune regole che disciplinano il mercato unico europeo.

Allo stesso tempo, anche il resto del Regno Unito rimarrebbe nell’Unione doganale Ue per un periodo di tempo temporaneo, e fino a quando le controparti non decidessero altrimenti.

La soluzione ha scatenato però l’ira di diversi Brexiter, che temono  che in questo modo il Regno Unito non lascerà mai di fatto l’Unione europea, e che desiderano che gli UK escano dall’Unione doganale, in modo da poter siglare accordi commerciali liberi dai vincoli che Bruxelles ha imposto su settori diversi, come quello agricolo, ittico, alimentare e ambientale.

Juncker dopo parole Salvini su nessun bisogno manovra bis

Tornando alla frecciatina rivolta a Salvini da parte di Juncker, il riferimento è alla frase con cui il vicepremier ha commentato stamattina il rischio che l’Italia sia costretta a ricorrere a una manovra-bis, soprattutto in vista della nuova imminente bocciatura dell’Ue sulla manovra M5S-Lega che produrrebbe, secondo indiscrezioni riportate dal quotidiano la Repubblica, effetti nefasti su Pil, debito e deficit italiani.

Così Salvini a Radio Anch’Io:

I problemi economici sono a livello continentale, non sarà un periodo facile.
Stiamo parlando del nulla. Abbiamo votato meno di due mesi fa una manovra economica che farà vedere i suoi effetti nei prossimi mesi e parliamo di una futuribile nuova manovra?“.

C’è da dire che anche colui che, secondo Juncker, ha il diritto di parlare di una manovra bis, ovvero il ministro dell’economia Giovanni Tria, ha escluso per ora la necessità di dover ricorrere a una tale misura:

Parlare di “una eventuale manovra correttiva – ha detto il ministro – risulta alquanto prematuro a poco più di due mesi dal confronto con le istituzioni europee che hanno valutato positivamente la manovra di bilancio a seguito del negoziato”.

Tria ha anche ricordato che “sono state accantonate e rese indisponibili” risorse “per due miliardi di euro”, spiegando che “qualora dal monitoraggio dell’andamento dei conti pubblici la situazione si mostrasse coerente con gli obiettivi programmatici, al netto di maggiori entrate e dismissioni, tali accantonamenti, con delibera del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia, potranno essere resi disponibili. Questi margini di riserva appaiono più che sufficienti”.

Il riferimento è alla “caparra” trattenuta dalla Commissione europea in concomitanza alla decisione di dire sì alla manovra del governo M5S-Lega. Si tratta di due miliardi di euro che sono stati ‘sequestrati’ da Bruxelles.

Dal maxi-emendamento alla manovra era risultato infatti che il governo si era trovato costretto a congelare, praticamente, una somma di due miliardi di euro per rassicurare la Commissione.

Al fine di garantire il rispetto degli obiettivi programmatici di finanza pubblica, si legge nel documento reso noto successivamente al sì Ue alla legge di bilancio, “è assicurato il monitoraggio continuo dell’andamento dei conti pubblici”. In particolare, il monitoraggio degli andamenti tendenziali della finanza pubblica effettuato con il Def e la nota di aggiornamento sarà “aggiornato entro il mese di luglio”.