JPMorgan: l'uragano in un bicchier d'acqua rafforza i sostenitori della Volcker Rule

Inviato da Alessandro Piu il Mar, 22/05/2012 - 13:13
La tempesta in un bicchier d'acqua annunciata lo scorso 10 maggio da JPMorgan Chase, con riferimento alle perdite su operazioni in derivati effettuate dal braccio londinese, potrebbe essere diventata un uragano. Secondo quanto riportato dal quotidiano The Independent le perdite potrebbero essere lievitate a 7 miliardi di dollari dai 2 miliardi inizialmente comunicati dall'amministratore delegato Jamie Dimon.
La stima, effettuata da alcuni operatori del mercato potrebbe non essere definitiva. L'incremento delle perdite è conseguenza del tentativo di JPMorgan di correre ai ripari riducendo la propria esposizione sul 10y Markit CDX North America Investment Grade Index Series 9.

Il prodotto derivato è un indice sui CDS di 125 società americane. Il suo guadagno è legato al peggioramento delle condizioni di queste società e quindi all'aumento di prezzo delle polizze di rischio. JPMorgan, per mano di Bruno Iksil, avrebbe venduto il derivato ammassando posizioni per 100 miliardi di dollari. La fiducia riposta da JPMorgan nella Corporate America non è stata ripagata. Le condizioni non sono migliorate e i CDS sono saliti insieme con l'indice, creando i primi problemi per chi come Iksil si trova dalla parte opposta del mercato, in posizione short.

Problemi che potrebbero essere stati aggravati dall'ammissione dell'errore da parte della banca americana e dalla decisione di riequilibrare la situazione chiudendo (leggasi ricomprando) le quote dell'indice precedentemente vendute. Le posizioni aperte da "London Whale" la balena londinese, alias Bruno Iksil, sono preda per gli squali della finanza. Il prezzo del derivato sale, ora indipendentemente dal miglioramento o dal peggioramento delle condizioni delle società sottostanti. Se JPMorgan vuole chiudere il buco nella rete deve ricomprare ciò che ha venduto ma al prezzo che gli chiede il mercato.

E' la legge del mercato e della finanza. La stessa legge strenuamente difesa da Jamie Dimon contro i tentativi di regolamentazione ipotizzati all'indomani della crisi dei mutui subprime. La cronaca di questi giorni toglie forza all'alfiere della battaglia contro la legge Dodd-Frank su Wall Street e la Volcker Rule, che dovrebbe entrare in vigore a luglio e limitare alle grandi corporation bancarie americane lo spazio per fare operazioni speculative utilizzando i mezzi propri.

Più che il taglio del programma di buy-back azionario da 15 miliardi di dollari di azioni, più che le perdite gestibili da un colosso capace di generare 5 miliardi di utili nei primi tre mesi dell'anno, la Mission Impossible dell'amministratore delegato Jamie Dimon sarà dimostrare che le grandi banche sono in grado di autoregolamentarsi. Anche lui però non sembra più crederci tanto dopo aver ricordato che JPMorgan Chase non è contraria a una regolamentazione del settore bancario con un sistema di regole migliore, più intelligente e più efficace.

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