J.P.Morgan: c'è valore da far emergere nelle multinazionali europee

Inviato da Alessandro Piu il Gio, 13/09/2012 - 10:50
L'Europa negli anni della crisi è diventata la Cenerentola delle macroaree geografiche globali. Crescita nulla o contrazione, settore bancario a rischio in molte Nazioni, indebitamento degli Stati. Non sorprende che gli investitori internazionali abbiano ridotto nei loro portafogli tutto quello che è targato Ue. Un report di J.P.Morgan quantifica nel 36% la sottoperformance del mercato azionario europeo sin dall'inizio del 2010. "Molti investitori - spiega il documento elaborato da Raj Tanna e César Pérez hanno deciso di eliminare del tutto la regione dalla loro asset al location, portando nel giro di cinque anni l'azionario europeo a essere ridotto al minimo nei portafogli gestiti a livello globale".

L'ostracismo verso le azioni europee non
avrebbe tuttavia più ragione di essere per le società con una moderata esposizione a livello domestico e con la maggior parte dei profitti provenienti dall'estero. Secondo il report "i fondamentali a livello societario per questo sotto settore in Europa sono più solidi di quanto lo siano stati in molti anni. Tuttavia, nonostante i buoni fondamentali, i prezzi delle azioni di queste società sono stati impattati in modo negativo dall'incertezza causata dalla crisi del debito sovrano".

In Europa rimangono ancora molte incertezze ma Raj Tanna e César Pérez ritengono che "la recente volatilità di mercato offra opportunità per guadagnare un'esposizione alle azioni di alcune società multinazionali large-cap quotate in Europa, attentamente selezionate". Il bilancio societario, la sua solidità e la capacità di generare cash-flow sono secondo i due strategist elementi fondamentali per la scelta di questi titoli: "Alcune società multinazionali europee non del settore finanziario sono in uno stato migliore rispetto ai Paesi in cui sono quotate".

E hanno una redditività ai massimi da molti anni. "Una gran parte dei costi di una società - è la spiegazione di Tanna e Pérez - è determinata dalla forza lavoro. Con le economie lontane dalla piena occupazione non ci aspettiamo un aumento dei salari. Inoltre le società continuano a tagliare i costi e ottengono così buoni rendimenti della produttività. Entrambi questi fattori ci portano a essere ottimisti sulla sostenibilità dei margini, intravvedendo solo una possibilità di debole contrazione". Sempre alla riduzione dei costi operata dalle società è legato anche il rimbalzo della generazione di cash-flow, il vero indicatore di profitto per le società secondo gli analisti di J.P.Morgan. L'utilizzo che ne fanno le aziende è determinante: "Nel corso dei precedenti periodi di ripresa economica le società hanno utilizzato il cash-flow in eccesso e si sono poi trovate a dover farsi carico di nuovo debito per favorire l'espansione del business in previsione di un aumento della domanda. Nel corso di questa ripresa invece, le società non hanno aumentato la leva con spese di investimento e l'attività di acquisizione è rimasta ai minimi storici".

Dunque anche se la crescita in Europa è debole, "le società europee più grandi sono riuscite a internazionalizzarsi e ora generano una significativa parte delle loro entrate al di fuori della regione, anche in aree destinate a crescere a tassi maggiori rispetto al Vecchio continente. Il rapporto tra debole crescita del Pil e crescita delle vendite/profitti è meno diretto rispetto al passato". Questa forza relativa non è riflessa nei prezzi delle azioni: "Sulla base del price to earning, per esempio, l'azionario europeo scambia a 10 volte gli utili attesi rispetto ai 13 degli ultimi venti anni, ben al di sotto dell'azionario Usa. Sulla base del price to book ratio lo sconto dell'azionario europeo rispetto al passato è solo 1,1x risptto a 1,5x. In media In media, le società europee offrono dividendi di circa il 4%, comparabili in modo molto favorevole a quelli dei tassi di deposito o al debito governativo di più lungo termine in Europa. Desideriamo focalizzarci sulle società in cui quei dividendi possono essere sostenibili grazie ad una bassa leva e una diversificazione globale. Ovviamente ci sono rischi nel possedere azioni, ma riteniamo che sia interessante poter detenere azioni nelle società con profitti multinazionali, solidi bilanci e rendimenti da dividendi elevati".

Alessandro Piu
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