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JPM e Goldman Sachs battono le stime nel secondo trimestre, titoli tonici nel pre-mercato

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La stagione delle trimestrali statunitensi entra nel vivo con i numeri di due colossi del calibro di JPMorgan e Goldman Sachs. JPMorgan Chase ha annunciato di aver archiviato il secondo trimestre con un utile di circa 6 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 6,5 miliardi di un anno fa. Il risultato per azione si è attestato a 1,46 dollari, 14 centesimi in meno nel confronto con il Q2 2013 ma ben 17 cents al di sopra delle stime.

Nonostante il calo delle spese, la contrazione dell’utile è riconducibile a maggiori accantonamenti per perdite su crediti e a un minore fatturato. Il giro d’affari del colosso con sede al 17 di John Street nei tre mesi al 30 giugno è sceso da 25,96 a 25,35 miliardi, un dato abbondantemente superiore alle stime della vigilia (consenso 23,7 mld).

I prestiti ipotecari hanno evidenziato un calo del 66% a 16,8 miliardi di dollari mentre i ricavi in arrivo dalla divisione servizi di mercato sono scesi del 12% a 5,9 miliardi di dollari causa un -15% registrato dal reddito fisso e un -10% dell’azionario. “Nonostante le difficoltà […], la società ha continuato a mettere a segno solidi risultati”, ha detto il chief executive Jamie Dimon.

Dimon, stella incontrastata nel firmamento di Wall Street, a inizio luglio ha annunciato ai dipendenti di avere cancro alla gola. Il titolo JPM, sceso del 3,7% da inizio anno, nel pre-mercato avanza di oltre due punti percentuali (+2,2%).

Dal 17 di John Street al 200 West Street
Se i numeri di JPM hanno battuto le attese, quelli della banca fondata da Marcus Goldman e Samuel Sachs sono andati oltre le più rosee previsioni (+2% nel pre-market). Gli utili del secondo trimestre sono saliti da 1,86 a 1,95 miliardi di dollari con il risultato per azione passato da 3,7 a 4,1 dollari. Gli analisti avevano stimato una contrazione a 3,05 dollari.

Andamento simile per il fatturato, in crescita da 8,61 a 9,13 miliardi (consenso 7,97 miliardi) con l’investment banking che ha fatto segnare un aumento del 15% a 1,78 miliardi (-10% per il reddito fisso a 2,22 miliardi).