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JP Morgan valuta trading Bitcoin per clienti, due mesi fa le forti critiche dell’AD Dimon

Jamie Dimon, AD di JP Morgan, ha definito il Bitcoin “una frode” e “una bolla peggiore rispetto a quella dei tulipani”.

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Non è passato molto tempo da quando Jamie Dimon, numero uno di JP Morgan, ha definito il Bitcoin “una frode” e “una bolla peggiore rispetto a quella dei tulipani”.

In quell’occasione, le parole di Dimon ebbero anche un forte effetto sulle quotazioni della moneta virtuale, che scesero sotto la soglia di $4000. L’effetto è stato tuttavia solo di breve termine, se si considera che oggi la valuta vale più del doppio, aggirandosi attorno agli $8.000.

In quell’occasione, il banchiere tra i più ricchi e influenti del mondo minacciò anche di licenziare qualunque dipendente di JP Morgan che avesse deciso di fare trading sulla criptovalute.

Una bocciatura totale, insomma, che contrasta ora non poco con le indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, secondo cui la stessa JP Morgan avrebbe deciso di esplorare le potenzialità che il Bitcoin presenta, valutando l’opzione di aiutare i suoi stessi clienti a fare trading sull’asset.

Come? Permettendo loro di accedere alla piattaforma del CME, che si appresta a lanciare i primi futures sul Bitcoin entro la fine dell’anno. JP Morgan riceverebbe in cambio commissioni ad hoc per il servizio garantito ai clienti.

Il Wall Street Journal precisa che non si può ancora parlare di un vero e proprio dietrofront, non ancora almeno, visto che la banca starebbe cercando di capire se, da parte dei suoi clienti, esista una domanda che possa essere reputata sufficiente per il nuovo contratto che sta sbarcando sul CME.

Nell’attesa, viene fatto notare come, in generale, gli altri colossi di Wall Street debbano ancora esprimersi sull’iniziativa della borsa di Chicago.

Goldman Sachs, Bank of America Merrill Lynch e Morgan Stanley sono tra i colossi che permettono ai propri clienti di accedere ai mercati di scambio del CME attraverso le loro divisioni di brokeraggio sui futures.