Jp Morgan: petrolio e variabile Eurozona i rischi per la crescita mondiale

Inviato da Alessandro Piu il Ven, 09/03/2012 - 16:25
Di seguito pubblichiamo un estratto dal Global economic outlook di Jp Morgan. Il report conferma l'emergere di segnali di recupero della crescita mondiale e indica il petrolio come principale rischio di breve termine e l'evolvere della crisi europea che può prendere direzioni repentine e non prevedibili.

Fin dall'inizio dell'anno il nostro scenario base ha previsto una prosecuzione del rallentamento dell'attività economica globale anche nella prima metà del 2012. Una posizione fondata su alcune osservazioni. In primo luogo che la crisi dell'area euro abbia già provocato sufficienti danni alla crescita, pur nella convinzione che questa crisi possa essere contenuta. Danni in grado di concretizzare una "mild recession" per il Vecchio continente. In secondo luogo che gli Stati Uniti sarebbero rientrati a un tasso di sviluppo del 2,2% dopo il balzo, indotto dall'aumento delle scorte, del quarto trimestre 2011. In terzo luogo che la Cina avrebbe continuato a soffrire la correzione del mercato immobiliare presentando una crescita del 7,5% nella prima metà dell'anno, debole se misurata con gli standard cinesi.

La nostra view non è cambiata dopo i primi due mesi. Tuttavia queste osservazioni nascondono alcuni cambiamenti degni di nota che non possono essere colti con altrettanta immediatezza. A livello globale registriamo un'accelerazione notevole dell'attività manifatturiera dopo la contrazione del 3 per cento tendenziale nell'ultimo trimestre dello scorso anno. Ci attendiamo, per i primi tre mesi dell'anno una crescita dell'attività manifatturiera mondiale del 5% circa. Il nostro indice Pmi global segnala che febbraio è stato il terzo mese consecutivo di crescita.

Una seconda dinamica positiva è la riduzione dei rischi derivanti dalla crisi del debito in Europa. La Bce ha immesso oltre 500 miliardi di liquidità nel comparto bancario con l'asta di finanziamento a lungo termine (Ltro), mettendo fine al pericoloso credit crunch che si stava sviluppando nel corso dello scorso trimestre. Sempre nel Vecchio continente è in atto un tentativo credibile per espandere le disponibilità dei veicoli di salvataggio, in maniera da contenere eventuali problemi di nazioni con le dimensioni di Spagna o anche Italia. I problemi rimangono per quanto riguarda il medio e il lungo termine e ci attendiamo altre svalutazioni per la Grecia ma l'Eurozona si è allontanata dall'orlo del burrone.

Contemporaneamente l'impegno di Bernanke a mantenere tassi bassi per un lungo periodo (fino al 2014) e della Bank of Japan a perseguire un obiettivo di inflazione all'1% sono una conferma della volontà delle maggiori banche centrali mondiali di sostenere la crescita.

Quali sono gli elementi che possono contrastare questi elementi di spinta positivi? La crisi del debito in Europa, per esempio, può portare a improvvisi balzi di tensione. Non sono tuttavia prevedibili. Un elemento certo che potrebbe creare problemi è invece il rialzo dei prezzi del petrolio. Il Brent ha superato i 120 dollari al barile con un guadagno del 10 per cento circa da inizio anno. Sebbene parte del rialzo sia il riflesso di aspettative di migliore crescita economica, l'ultima accelerazione è in realtà conseguenza dell'incertezza legata all'embargo petrolifero iraniano. Le compagnie petrolifere hanno cominciato a chiudere i rapporti con la Repubblica islamica e sono state accumulate scorte in caso di evoluzioni di scenario negative. Con circa 16 milioni di barili al giorno che attraversano lo stretto di Hormuz, un'interruzione del canale solo temporanea potrebbe produrre uno shock petrolifero. Secondo le nostre analisi con un milione di barili al giorno in meno per un intero anno si potrebbe avere una crescita dei prezzi del petrolio del 26 per cento e una riduzione del Pil globale dello 0,5%.





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