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JP Morgan su Bitcoin: AD Jamie Dimon accusato di abuso di mercato in Europa

Secondo Blockswater, JP Morgan avrebbe fatto trading sui contratti derivati sul Bitcoin nella piattaforma di Stoccolma Nasdaq Nordic (dove sono scambiati ETN sul Bitcoin), sia prima che dopo le parole …

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Qualche giorno fa Jamie Dimon, numero uno di JP Morgan, aveva detto che il Bitcoin era peggio della bolla dei tulipani, definendo la criptovaluta una frode. Dichiarazioni che non sono piaciute affatto a una società europea, che ha deciso di sporgere causa contro il noto ceo. La società è Blockswater e si occupa di trading sul Bitcoin.

Con sede a Londra, il gruppo si è rivolto all’Autorità di Supervisione finanziaria della Svezia, accusando Dimon di “aver diffuso informazioni false e ingannevoli”.

Così ha detto Florian Schweitzer, managing partner di Blockswater:

“Le dichiarazioni pubbliche di Jamie Dimon non solo hanno colpito la reputazione del Bitcoin, ma hanno anche provocato danni ad alcuni dei suoi stessi clienti e a diverse aziende giovani che stanno lavorando molto duramente per creare un sistema finanziario migliore“.

Tra l’altro, secondo Schweitzer, Dimon “sapeva, o avrebbe dovuto sapere, che le sue dichiarazioni erano false e ingannevoli”.

Blockswater ritiene infatti che JP Morgan abbia fatto trading sui contratti derivati sul Bitcoin a favore dei suoi clienti, nella piattaforma di Stoccolma Nasdaq Nordic (dove sono scambiati ETN sul Bitcoin), sia prima che dopo le parole del suo amministratore delegato.

Un intervento, ha detto Schweitzer, “che puzza di manipolazione di mercato”.

Secondo il gruppo, che ha presentato una causa sia contro JP Morgan che contro Jamie Dimon, le dichiarazioni proferite sul Bitcoin avrebbero violato l‘Articolo 12 della Regolamentazione dell’Unione europea sull’abuso di mercato. Nel mirino la frase di Dimon, secondo cui la moneta sarebbe “una frode”.

Nella causa depositata si ricorda che l’articolo europeo contro gli abusi di mercato “proibisce la manipolazione dei mercati attraverso pratiche come la diffusione di informazioni false e ingannevoli. E il Nasdaq Nordic, dove appunto vengono scambiati gli ETN sui Bitcoin, definisce la “manipolazione di mercato”, in linea con la definizione dell’Ue, come “la diffusione di informazioni attraverso i media, Internet incluso, o attraverso qualsiasi altro mezzo che dà, o probabilmente dà, indicazioni false o ingannevoli sui prodotti quotati”.

Una settimana fa circa, Jamie Dimon aveva aspramente criticato il successo del Bitcoin, e aveva anche avvertito che qualcuno, alla fine, si sarebbe fatto male.

Le sue dichiarazioni avevano fatto scalpore e avevano avuto un effetto immediato sulla criptovaluta, che aveva perso fino a -24%;  lo stesso blog di finanza Zerohedge aveva accusato poi il Ceo di aver rilasciato quelle dichiarazioni intenzionalmente, al fine di trarre profitto per sé o per i suoi clienti.

Nel depositare la causa presso l’Autorità svedese, Schweitzer ha ricordato che l’abuso di mercato in Svezia è punibile con il carcere fino a due anni.