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Jobs act: con 166 voti favorevoli il Senato da il via libera definitivo

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Il Senato ha dato il via libera al Jobs Act. A votare a favore della legge delega sul mercato del lavoro fortemente voluta dal governo Renzi sono stati 166 senatori. 112 i contrari, 1 astenuto. L’iter del Jobs Act non è tuttavia finito: ora il Governo dovrà varare i decreti delegati che dettaglieranno le norme della delega, in particolare quelle che modificano l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il provvedimento è stato approvato senza modifiche nel testo tornato in terza lettura dalla Camera. La legge e i decreti delegati entreranno in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

“Il Jobs Act diventa legge. L’Italia cambia davvero. Questa è la volta buona. E noi andiamo avanti”, si è affrettato a postare sul suo profilo Twitter il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Di seguito sono raggruppati alcuni tra i contenuti cardine della riforma del mercato del lavoro:

Riordino delle forme contrattuali e semplificazione 

La delega prevede che la forma da privilegiare per le nuove assunzioni sia il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in base all’anzianità di servizio. Per questi lavoratori il reintegro al posto di lavoro non sarà più una opzione in caso di licenziamento per motivi economici. Non muteranno invece le condizioni per i lavoratori che già ora avevano un contratto a tempo indeterminato.

In caso di licenziamento per motivi disciplinari il reintegro sarà limitato a specifiche fattispecie e saranno previsti termini certi per l’impugnazione. Immutato invece il diritto al reintegro per i licenziamenti discriminatori. Vi sarà però la possibilità di ottenere un indennizzo “certo e crescente” anche per i lavoratori che già avevano un contratto a tempo indeterminato. I decreti attuativi che dettaglieranno le norme della delega dovranno ora tipizzare le fattispecie per ridurre la discrezionalità dei giudici.

La delega punta a ridurre le tipologie contrattuali come i contratti a progetto, a superare i co.co.co ( in vigore “fino a esaurimento”, ndr) e introdurre il compenso orario minimo. Tra le novità del Jobs Act vi è anche la possibilità di demansionamento del lavoratore e i controlli a distanza su impianti e strumenti di lavoro da parte del datore di lavoro. A essere modificati sono stati dunque gli articoli 13 e 4 dello Statuto dei lavoratori.

Riordino degli ammortizzatori sociali 

La legge di Stabilità stanzierà 1,5 miliardi nel 2015 per la riforma degli ammortizzatori. A questa cifra andranno aggiunti altri 400 milioni da dividersi tra il prossimo anno e il 2016. La riforma punta alla universalizzazione degli ammortizzatori sociali (Aspi) e a ridurre il ricorso alla cassa integrazione, di cui godono solo alcuni settori produttivi.

Secondo le proiezioni del Partito Democratico, di cui il premier Renzi è il Segretario nazionale, questo provvedimento dovrebbe tutelare 1 milioni di lavoratori in più rispetto a quelli attualmente garantiti.

Un elemento molto importante riguarda proprio la cassa integrazione: i lavoratori non avranno diritto alla cassa integrazione in caso di cessazione definitiva dell’attività aziendale o di un ramo d’azienda. Potranno tuttavia acquistare il controllo delle loro imprese se queste fossero in uno stato di crisi.

Maternità e servizi per il lavoro 
Il Jobs Act non interesserà solo le modalità delle forme contrattuali e la questione legata agli ammortizzatori sociali. E’ infatti prevista l’istituzione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione, il rafforzamento dei servizi per l’impiego e l’unificazione delle comunicazioni alla Pubblica Amministrazione.

Non solo. La delega prevede l’estensione della maternità alle lavoratrici parasubordinate, un credito d’imposta per le lavoratrici con figli minori o disabili non autosufficienti; la promozione del telelavoro e delle forme flessibili di lavoro e la possibilità di cessione dei giorni di ferie tra lavoratori per curare i figli minori.