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Jim Rogers: la crisi peggiore di sempre ma le commodity rimangono una buona idea

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Il rally potrebbe arrivare, anzi è probabile che arrivi visti i livelli delle Borse. Seguiranno, tuttavia, nuove discese e nuovi bottom nel corso del possimo anno. E’ quanto affermato da Jim Rogers, scrittore, commentatore e guru di fama internazionale dell’investimento in materie prime il quale non ci pensa proprio ad abbandonare le sue amate commodity, anche in un momento non brillante quale quello attuale.


Rogers, ospite al convegno European Commodities Forum 2008 organizzato da Etf Securities, Flow Traders e Thomson Reuter, ha dato alcune indicazioni sulla situazione attuale spaziando dalla crisi finanziaria fino alle elezioni americane del prossimo 4 novembre.

“Quella che stiamo attraversando – ha spiegato Rogers – è la peggiore crisi che si sia mai vista ed è il derivato dello scoppio di una bolla enorme creatasi negli Stati Uniti dove c’è chi ha potuto fare un mutuo per l’acquisto della casa senza avere neanche un posto di lavoro”. I danni derivanti dall’esplosione richiederanno parecchio tempo per essere assorbiti. “Non sarà una questione breve, non può esserlo essendo coinvolti non solo i mutui immobiliari ma anche le carte di credito, il credito al consumo, i prestiti agli studenti”. In un tale sfacelo il governo degli Stati Uniti è intervenuto peggiorando la situazione. Per Jim Rogers è un “welfare dei ricchi”, lo Stato che corre in soccorso di chi sta bene e di chi non si è comportato troppo bene. “Chi è che chiamava il segretario al Tesoro, Hank Paulson, chiedendo di essere salvato? Erano i grandi banchieri, non la maestra dell’Ohio. E Paulson ha salvato i banchieri. Così facendo però la crisi richiederà molto più tempo per essere superata”. Neanche i candidati in lizza per le elezioni alla presidenza degli Stati Uniti suscitano entusiasmo in Jim: “Della situazione in cui ci troviamo ne capiscono né più né meno di Bush. Con la differenza che chi risulterà vincitore si sentirà in dovere di intervenire per fare qualche cosa e con tutta probabilità peggiorerà la situazione”.


Per strappare il primo sorriso a Rogers è necessario parlare di commodity, un buon investimento da tenere in portafoglio espressamente per il lungo periodo, secondo quella che è l’ottica di investimento preferita dall’esperto. Per farlo sono disponibili oggi diversi strumenti, dagli Etf agli indici di commodity, ai più rischiosi future. Quel che è sicuro, secondo Rogers, è che “prima o poi il mercato bullish sulle commodity riprenderà. Avremo sempre scarsità di materie prime”. Senza fare indigestione però, piuttosto accumulando posizioni a prezzi che in questo momento non sono elevati ma che potrebbero scendere ulteriormente: “Credo che il bottom non verrà toccato prima del prossimo anno – dice Rogers – anche perché nei momenti di panico, come quello attuale, è molto difficile tenere gli occhi sui fondamentali. E i fondamentali delle materie prime rimangono buoni”.


Oro, argento e metalli industriali, soprattutto il secondo e i terzi, sono le preferenze espresse da Jim Rogers. “L’oro è già presente nel mio portafoglio, metalli industriali non ne ho ancora acquistati ma rappresentano sicuramente delle buone opportunità di investimento”. E tra i metalli industriali nickel e zinco sono quelli con le migliori possibilità mentre il rame non ha perso troppo terreno, sostenuto dal suo essere indispensabile in molti campi.


Sulle materie prime agricole Jim Rogers manifesta ancora minori dubbi, partendo dalla semplice ma forte considerazione che siano in pochi, oggi, a voler lavorare la terra. In parole povere c’è scarsità di contadini e assieme a loro di produzioni agricole a fronte di una domanda in crescita. “Allo stesso tempo però – è la precisazione – non vedo positivamente il biofuel. La sua produzione consuma molta più energia di quanta ne renda e un sacco di acqua”. Il tema dell’energia richiama direttamente l’andamento delle quotazioni dell’oro nero, crollato fino a quota 70 dollari al barile dopo aver sfondato ogni record al rialzo solo pochi mesi fa. Jim Rogers non ci vede proprio nulla di strano: “Il bull market dei prezzi del petrolio è partito negli anni ’90 – spiega – e per tre/quattro volte i prezzi hanno avuto discese del 50%. E’ un mercato che funziona in questa maniera. Attualmente non so dire se ci troviamo sui livelli minimi prima di una ripartenza, quello che posso notare è che non sono cambiati i fondamentali. La produzione è in declino ovunque, da quarant’anni non vengono aperti nuovi campi petroliferi”. Tra gli energetici anche il gas naturale riscuote la fiducia dell’esperto.


Di riflesso lo scenario sulle commodity si riflette sui Paesi produttori, come il Canada, su cui Jim Rogers esprime il suo apprezzamento: “Farà molto meglio degli Stati Uniti nel prossimo decennio perché la sua industria è fortemente basata sulle materie prime”. Anche la Russia lo è, ma in questo caso la forte instabilità del Paese consiglia di tenersene lontani.


Uscendo dal campo delle materie prime, Rogers vede bene anche lo yen mentre dichiara di aver venduto bond Usa a lungo termine e dollaro Usa: “Molto meglio il dollaro canadese”. E se si volesse dare uno sguardo all’azionario, in questo momento non proprio un bel vedere, Rogers indica ancora una volta titoli legati al comparto delle materie prime, sempre con un’ottica di lungo periodo e non da trader: “Non siamo ancora sul fondo della discesa – conclude – probabilmente ci sarà una reazione con un rally e i titoli finora maggiormente penalizzati correranno di più. I finanziari quindi sui quali in ogni caso rimango short”. “I mercati sono soliti toccare dei punti di minimo in ottobre/novembre. – conclude Rogers – E’ probabile che ciò accada ancora ma sarà il preludio a una nuova discesa e a un nuovo bottom, il prossimo anno”.