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Jackson Hole, Yellen e Draghi protagonisti: per Nomura sarà un risk event

Draghi darà ragione alle indiscrezioni oppure si lascerà andare a qualche dichiarazione sul QE? Yellen sfiderà Trump?

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Grande attesa tra gli investitori di tutto il mondo per quello che sarà l’evento market mover che muoverà i principali asset finanziari nel corso delle prossime settimane: il simposio di Jackson Hole, nello stato americano dello Wyoming, che entrerà nel vivo il prossimo venerdì 25 agosto.

L’attenzione sarà focalizzata soprattutto sui discorsi di Janet Yellen, numero uno della Fed, e Mario Draghi, presidente della Bce.

L’outlook delle politiche monetarie di entrambe le banche centrali appare sempre più confuso.

Gli analisti di Nomura ritengono di conseguenza che quello di Jackson Hole possa rivelarsi un risk event, anche nel caso in cui non trapelassero grandi informazioni.

“Riguardo a Yellen e Draghi, ci aspettiamo che la prima difenda l’attuale regime di regolamentazione per le principali istituzioni finanziarie (fattore che potrebbe indurre Trump a non riconfermarla come numero uno della Fed). Yellen potrebbe tuttavia anche sottolineare che la necessità di promuovere la stabilità finanziaria potrebbe essere un’altra ragione, per il Fomc, per aumentare i target dei tassi di interesse a breve termine verso la fine di quest’anno, anche se l’inflazione non dovesse mostrare segnali di ripresa”.

“Se accadesse ciò – continua la nota di Nomura – il messaggio verrebbe interpretato come ‘falco’ dal mercato, e ciò potrebbe provocare il recupero del dollaro, sebbene in modo modesto, verso la fine della settimana, in particolare in un contesto in cui i rendimenti dei Treasuries Usa a lungo termine oscillano vicini al fondo dei loro rispettivi range”.

Riguardo a Draghi, finora le indiscrezioni hanno segnalato che il numero uno della Bce si focalizzerà sul tema della conferenza di Jackson Hole, ovvero – come recita l’evento “Fostering a Dynamic Global Economy” – sulla necessità di stimolare un’economia globale dinamica.

Le indiscrezioni hanno già segnalato come sia improbabile che Draghi si lasci andare a commenti di politica monetaria suscettibili di essere fraintesi, come già accaduto diverse volte, in passato.

Va detto che, malgrado Draghi, la scorsa settimana le minute della Bce hanno rivelato tuttavia più di una preoccupazione che assilla la Banca centrale europea. In particolare, i verbali hanno innescato forti vendite sull’euro, in quanto sembra che il recente apprezzamento della moneta unica venga visto come elemento che può far saltare i piani dell’istituto.

Ma è vero che la fase ribassista è durata il tempo di qualche ora.

L’euro rimane in rialzo e alle 15.15 circa sale a $1,1783, proiettandosi verso quota $1,18.

La virata in positivo dell’euro – che all’inizio della sessione si era confermato debole – si spiega con la pubblicazione del Chicago Fed National Activity Index, che ha smorzato nuovamente le speculazioni su maggiori strette monetarie da parte della Fed, mettendo sotto pressione il dollaro.

A parlare di Jackson Hole – che si terrà nei giorni 24-26 agosto – è anche Barclays, che ritiene che il rischio sull’euro sia al ribasso, e che i bullish sull’euro potrebbero rimanere delusi dall’assenza di segnali signifiticativi da parte di Draghi. In generale il mercato si sta preparando a un forte balzo della volatilità, con il premium sulla volatilità a una settimana che segna un rialzo sostenuto.