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Italia: turbolenze finanziarie hanno ostacolato attività M&A e nuove IPO nel 2016

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Prima le turbolenze finanziarie di inizio anno, poi i clamorosi risultati del referendum Brexit e delle elezioni americane, ed infine ancora il referendum costituzionale italiano che, comunque vada, rappresenta l’ennesimo fattore di instabilità per i mercati in questo 2016 che ha riservato non poche soprese ad operatori ed investitori.

L’insieme di questi fattori, visti dal lato italiano, ha generato quel cocktail micidiale che ha innescato le forti pressioni cui il mercato azionario (ma non solo) è stato oggetto durante tutto il corso dell’anno. L’onda lunga degli effetti si è avuta anche sul fronte dell’attività di acquisizioni e aggregazioni che nel 2016 è scesa drasticamente: quest’anno i deal conclusi hanno fatto registrate un controvalore pari a 10,7 miliardi di euro, mentre lo scorso anno la cifra si collocava ben più in alto a 31,8 miliardi di euro. Su scala globale, le acquisizioni di imprese italiane da parte di player esteri hanno raggiunto il valore di 5 miliardi di euro al 30 settembre 2016, il valore più basso dal 2011.

Gli effetti si fanno sentire anche sul mercato delle IPO, cioè delle quotazioni in Borsa di società che prima non lo erano. Le imprese italiane hanno raccolto circa 1,2 miliardi di euro nel mercato azionario italiano, un dato che si confronta con i 7,7 miliardi di euro raccolti nel 2015.

“L’attività M&A nel mercato italiano è rallentata nel 2016 a causa delle forti turbolenze che hanno caratterizzato a più riprese il mercato nel corso dell’anno”, conferma S&P in un report diffuso ieri. Secondo gli analisti dell’agenzia il mercato italiano ha sofferto nei primi mesi dell’anno le forti turbolenze finanziarie scatenate da una congiuntura avversa, che sono poi riapparse nel corso dell’anno in seguito all’incertezza generata dai vari appuntamenti che hanno segnato il 2016 quali la Brexit, le elezioni americane e in ultimo l’aleatorietà che circonda l’imminente referendum costituzionale.

Ma la diminuzione dell’interesse internazionale per le imprese italiane è riscontrabile anche nei fondamentali. Basti pensare che il valore mediano del multiplo EV/Ebitda si attesta nel 2016 a 9,8x, il valore più basso dal 2012. Si intravedono tuttavia anche spiragli di luce per il prossimo anno, infatti “le valutazioni depresse delle aziende di credito potrebbero favorire un certo interesse degli investitori europei e nordamericani”, si legge nel report di S&P.