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Italia: timida ripresa nei risparmi. Crollano investimenti nel mattone (sondaggio Acri-Ipsos)

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I morsi della crisi continuano a farsi sentire e gli italiani non pensano che la situazione possa cambiare nel breve termine: poco meno di tre italiani su quattro ritengono che per tornare a livelli pre-crisi ci vogliano 3-4 anni. Le difficoltà hanno portato verso nuovi equilibri nei consumi e negli italiani si è ulteriormente rafforzata la consapevolezza dell’importanza del risparmio, visto sempre più come uno strumento funzionale allo sviluppo dell’economia reale piuttosto che alla finanza. E’ quanto emerge dal sondaggio realizzato per Acri da Ipsos in occasione della 89 esima giornata mondiale del risparmio 2013 che verrà celebrata domani. L’argomento dell’edizione 2013 è: “Risparmio volano della ripresa produttiva”. 
 
Qualcosa sta iniziando a cambiare sul fronte dei risparmi in Italia. Seppur di poco cresce la percentuale degli italiani che negli ultimi dodici mesi sono riusciti a mettere da parte dei risparmi, passando dal 28% al 29%, mentre scendono le famiglie in saldo negativo (dal 31 al 30%). Rimangono costanti al 40% quelle che consumano tutto quello che guadagnano, senza risparmiare ma al contempo senza intaccare i risparmi accumulati o ricorrendo a prestiti. 
Quanto agli investimenti resta stabilmente elevata la preferenza degli italiani per la liquidità (2 italiani su 3), colpisce invece il costante crollo della preferenza del mattone come investimento ideale. Se nel 2006 la percentuale che vedeva nell’immobiliare l’investimento ideale era il 70% e nel 2010 il 54%, negli anni è scesa fino all’attuale 29%. Si tratta del dato più basso dal 2001. 
 
Aumenta invece il numero, raggiungendo il nuovo massimo storico del 34%, di coloro che reputano questo il momento di investire negli strumenti ritenuti più sicuri, come ad esempio il risparmio postale, le obbligazioni e i titoli di stato. Nel nord ovest della penisola cresce la percentuale di cittadini attratti da strumenti finanziari più a rischio, passando dal 4% all’8%. 
E solo in pochi indirizzano il risparmio verso forme di previdenza complementare: vi è iscritto solo il 24% dei lavoratori ancora attivi, anche se ben il 79% di loro pensa che la riforma delle pensioni abbia aumentato il bisogno di aderire a un fondo pensione.
 
L’indagine mostra inoltre che continua a crescere la fiducia sulle prospettive future dell’economia europea, con gli ottimisti/fiduciosi al 37% e i pessimisti al 23%, e nell’economia mondiale; mentre diminuisce quella nel Paese: meno di 1 italiano su 4 è fiducioso sul futuro dell’Italia (24%), 1 su 2 è sfiduciato (47%), il 24% ritiene che la situazione rimarrà inalterata, il 5% non sa cosa pensare.