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Italia, spettro elezioni anticipate e conti pubblici: traballa lo spread, alert mercato Credit Default Swap (GRAFICO)

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In Italia si surriscalda il clima in vista delle novità sul dossier delle banche venete e non solo: sale il rischio di elezioni anticipate. Ieri, in totale controtendenza rispetto a questo fenomeno, il prezzo dei Credit Default Swap sul debito italiano a 5 anni sono crollati del 14% in poche ore, mentre questa mattina il prezzo per coprirsi da un eventuale default dell’Italia è tornato repentinamente a salire.

In poche ore i Credit Default Swap (CDS) in dollari scritti sulle scadenze quinquennali del Governo italiano sono schizzati di oltre il 26% tornando a ridosso di quota 170 per la prima volta dal 2 maggio scorso (elezioni francesi). Per trovare un movimento di tale entità bisogna tornare indietro al 2 febbraio 2017, pochi giorni prima del lancio dell’aumento di capitale monstre da 13 miliardi della banca italiana sistemica per eccellenza.

“Un cambio di direzione repentino dovuto (ieri) all’assenza dal mercato di parecchi operatori anglosassoni”, ha commentato un trader interpellato dalla nostra redazione. Con Pechino, Londra e New York chiuse per festività gli investitori ieri hanno messo sotto la lente d’ingrandimento Piazza Affari, dove l’attenzione è catalizzata dal doppio tema su banche venete ed elezioni anticipate.

Se sul fronte delle due banche venete il rischio bail-in è sempre dietro l’angolo, con Roma che continua ad intavolare trattative con Bruxelles, sul fronte politico interno sembra che le principali forze politiche sarebbero d’accordo su un sistema elettorale proporzionale “alla tedesca” con sbarramento al 5%. “Un fatto che ridurrebbe in modo considerevole (dagli attuali oltre dieci a quattro) il numero dei partiti in Parlamento”, ha commentato John J. Hardy, head of Fx strategy di Saxo Bank.

In questo quadro lo spread BTP-Bund è l’osservato speciale, dopo il balzo della vigilia innescato dai timori di elezioni anticipate in Italia. Il differenziale oggi è vicinissimo a 190 punti base, massimo dallo scorso 4 maggio, a fronte di tassi decennali oggi in assestamento fra i 2,18-2,19 per cento.

A nulla sono valse le rassicurazioni di ieri di Mario Draghi, numero uno della Bce, nella consueta audizione trimestrale al Parlamento europeo, Draghi ha reiterato l’importanza dele misure di stimolo monetario. Misure che per l’Italia equivalgono ad uno scudo per i BTP, visti gli acquisti di bond italiani (e dell’Eurozona) da parte della Banca centrale europea.