1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Rating ›› 

Italia: S&P’s taglia il giudizio a BBB. Nel 2013-14 potrebbe arrivare un nuovo declassamento

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

La scure di Standard & Poor’s si abbatte sul nostro Paese. Poco fa l’agenzia di rating ha annunciato di aver ridotto il merito di credito italiano da “BBB+” a “BBB”, due gradini sopra il livello “junk” (spazzatura). Confermato invece il giudizio di breve ad “A-2”. “La decisione -si legge nella nota diffusa da S&P’s- rispecchia la convinzione che la struttura economica del Paese sia destinata a indebolirsi ulteriormente e che il meccanismo di trasmissione della politica monetaria sia ormai compromesso“. Nell’ultimo decennio la crescita economica del Bel Paese, rileva l’agenzia, si è attestata al -0,04% e nel primo trimestre l’output era di otto punti percentuali al di sotto degli ultimi tre mesi del 2007.

Abbiamo inoltre ridotto la stima sull’andamento del Pil nel 2013 al -1,9%, dal -1,4% stimato a marzo e dal +0,5% atteso a dicembre 2011″. Nel 2013 il Pil pro-capite si attesterà a 25 mila euro, “al di sotto del dato 2007”. Secondo la stima di S&P’s il rapporto debito/Pil salirà al 129% a fine 2013, e “con una crescita del Prodotto interno lordo nominale vicina allo zero, il rapporto non scenderà nonostante un surplus primario del 5% del Pil”.

Cause della debolezza tricolore
“Riteniamo che il basso ritmo di crescita derivi in gran parte dalle rigidità che caratterizzano il mercato del lavoro e il mondo produttivo: i dati Eurostat segnalano un andamento divergente di salari e produttività che va a minare la competitività”. C’è poi il problema della mancata trasmissione della politica monetaria, nonostante gli interventi messi in campo dalla Banca centrale europea negli ultimi anni. “I tassi di interesse reali sui prestiti alle società non finanziarie del settore privato sono decisamente al di sopra dei livelli precedenti la crisi finanziaria globale”.

L’outlook confermato a negativo
L’outlook negativo indica che “esiste una possibilità su tre che il rating scenda ancora nel 2013 o nel 2014”. “Il giudizio potrebbe essere ulteriormente ridotto se dovessimo rilevare un’incapacità del governo di implementare le politiche in grado di fermare il deterioramento degli indicatori fiscali” mentre l’outlook potrebbe tornare positivo in caso “di approvazione di riforme strutturali destinate a liberalizzare il mercato del lavoro e la produzione di beni e servizi”.