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L’Italia si conferma in recessione, deboli riscontri anche dal Pmi manifatturiero

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Tredici trimestri consecutivi senza crescita. I dati Istat odierni hanno confermato quanto indicato il mese scorso con il Pil italiano in contrazione anche nel terzo trimestre dell’anno. La seconda lettura del Pil evidenzia un calo dello 0,1% su base trimestrale, in linea con la prima lettura. Su base annua la contrazione è dello 0,5% rispetto al -0,4% di calo tendenziale indicato precedentemente. La variazione acquisita per il 2014 è pari a -0,4%.
Consumi fermi, lieve rialzo delle esportazioni 
Rispetto al trimestre precedente, i consumi finali nazionali hanno registrato una variazione nulla mentre gli investimenti fissi lordi sono scesi dell’1,0%. Le importazioni sono diminuite dello 0,3% e le esportazioni sono aumentate dello 0,2%. Il terzo trimestre del 2014 ha avuto quattro giornate lavorative in più del trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al terzo trimestre del 2013.
I dati Istat evidenziano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell’agricoltura (-0,1%), dell’industria in senso stretto (-0,6%) e delle costruzioni (-1,1%), mentre il valore aggiunto dei servizi è rimasto stazionario. In termini tendenziali, il valore aggiunto è diminuito in tutti i principali comparti: -3,5% nel settore delle costruzioni, -1,1% nell’industria in senso stretto,  -1,3% nell’agricoltura e -0,1% nei servizi.
Pmi manifatturiero fermo a 49 punti a novembre
Rimane sotto la soglia dei 50 punti l’attività manifatturiera italiana. A novembre l’indice Pmi manifatturiero calcolato da Markit si è attestato a 49 punti, invariato rispetto al mese precedente. Il consensus degli analisti era per un lieve progresso a 49,4 punti. “L’aumento dei nuovi ordini da parte del mercato estero non sta riuscendo a controbilanciare le perdite di quelli ricevuti dal mercato interno. Infatti, la contrazione dei nuovi ordini totali ha spinto le imprese campione a ridurre la produzione per il secondo mese consecutivo”, commenta Phil Smith, economista di Markit. “Da un punto di vista più vasto – prosegue Smith – i dati raccolti portano anche cattive notizie per l’occupazione, con i manifatturieri che, a causa della fragile domanda, stanno diventando alquanto diffidenti e stanno effettuando tagli occupazionali al tasso più veloce in più di un anno”.