1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Italia, Referendum e legge elettorale: i quattro scenari possibili

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN
 
 
 
“Domenica si terrà in Italia un referendum determinante sia per il futuro politico di Matteo Renzi, sia per la possibilità di elezioni politiche anticipate”. E’ questo l’incipit del documento diffuso in queste ore da Amundi Asset Mangement e firmato da Philippe Ithurbide, responsabile della ricerca, strategia e analisi della finanziaria del gruppo francese Crédit Agricole. “Dopo la Brexit e la vittoria di Donald Trump alle elezioni americane – scrive Ithurbide – questo referendum rappresenta un esempio di ulteriore disinibizione nei confronti del populismo, movimento che rifiuta i partiti tradizionali e l’establishment, e che potrebbe indirettamente aiutare i sostenitori del “no” a raggiungere la vittoria”.
 
Primo scenario
 
A parte la formula di esordio decisamente criptica, il documento presenta i quattro scenari possibili e il relativo impatto sul mercato dell’esito referendario secondo il team di Amundi. Al primo scenario, che prevede la vittoria del “sì” e la permanenza in carica di Matteo Renzi, Amundi AM assegna una probabilità del 5 per cento. “In questo scenario, le elezioni si svolgerebbero probabilmente nel febbraio 2018, come inizialmente previsto – commenta lo strategist – Sarebbe senza dubbio il miglior scenario possibile: nessuna crisi politica, stabilità di governo, prosecuzione delle riforme, soddisfazione dei Paesi europei …”. Quanto alle ripercussioni sui mercati in questa ipotesi, nel breve termine si assisterebbe a un sentiment positivo sia per l’azionario sia per l’obbligazionario italiano che dall’inizio dell’anno sono andati a rilento. “Lo spread Italia-Germania è probabile che rappresenti il segmento italiano con la maggiore capacità di recupero – aggiunge Ithurbide – Mentre nei mercati azionari è probabile che emerga una rinnovata forza contro una debole prospettiva di crescita e di profitti”.
 
Secondo scenario
 
Al secondo scenario delineato, ovvero la vittoria del “no” e Matteo Renzi che resta comunque in carica (“due eventi considerati del tutto incompatibili fino a due mesi fa per le stesse dichiarazioni del primo ministro poi ritrattate”, è scritto nel report), Amundi assegna il 20% di probabilità. “Da allora Renzi ha riconsiderato la sua posizione, probabilmente anche in seguito a colloqui con i partner europei – spiega Ithurbide – In questo scenario, le elezioni si svolgerebbero nel febbraio 2018. Una volta riconfermato però Renzi probabilmente non avrebbe la necessaria legittimità per riformare la legge elettorale, lasciando intatta l’incertezza sulle elezioni politiche”. L’incertezza per quanto riguarda le prossime elezioni generali, secondo lo strategist, sarà il fattore chiave nel determinare l’orientamento dei mercati finanziari: “La domanda più assillante degli investitori sarebbe: l’Italia avrà una maggioranza M5S, oppure un governo di coalizione dopo le elezioni?”, spiega Ithurbide. Che aggiunge: “In ogni caso si prevede una fase di transizione difficile per i mercati in Italia”.
 
Terzo scenario
 
Al terzo scenario, vittoria del “no” a cui seguono le dimissioni di Renzi e nuove elezioni politiche, Amundi assegna una probabilità del 20%. Questo per Amundi è lo scenario peggiore, che può portare inizialmente a instabilità politica e successivamente a una nuova maggioranza. “In questa ipotesi c’è da aspettarsi una fase di instabilità politica e finanziaria – è il parere di Ithurbide – Anche se protetto dal quantitative easing della BCE, il mercato obbligazionario italiano rischia di essere snobbato, in particolare a favore della sua controparte spagnola”. “La situazione politica richiederebbe un ulteriore premio per il rischio – aggiunge lo strategist – E lo stesso vale per i mercati azionari e per i titoli finanziari, già colpiti da una scarsa crescita, da una più bassa redditività, da tassi ultrabassi o negativi e da prestiti non performanti”.
 
Quarto scenario
 
Al quarto e ultimo scenario, Amundi assegna una probabilità del 55%, la più alta. Si tratta della vittoria del “no”, seguita dalle dimissioni di Renzi e dalla costituzione di un governo tecnico o di coalizione. In questo scenario, che il team di Amundi ritiene in assoluto il più probabile, le elezioni si svolgerebbero probabilmente nel mese di febbraio 2018, come inizialmente previsto. “La calma temporanea e allo stesso tempo la delusione per l’assenza di ulteriori riforme rischia di influenzare negativamente la percezione degli investitori – è il commento dello strategist – Vi è il rischio infatti di un rallentamento nella risoluzione di importanti questioni, come la riforma del sistema bancario e l’innalzamento della concorrenza”. “Si tratta di una situazione apparentemente sfavorevole alla luce delle elezioni, perché un governo tecnico o di coalizione rischia di essere percepito come un governo di transizione, una situazione che probabilmente favorirebbe l’ascesa del M5S”, conclude Ithurbide.