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Italia: per la prima volta dal 2010 torna il Btp a 15 anni

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Il Tesoro ha rotto gli induci e ha formalmente ufficializzato l’offerta nei prossimi giorni di un nuovo BTP a 15 anni sindacato. Il pool di banche incaricate di formare il sindacato è composto da Banca IMI, Barclays Bank, Credit Agricole, Goldman Sachs e JP Morgan. La decisione di ricorrere a questa modalità di collocamento rappresenta la tipica best practice per le aste con scadenza particolarmente lunga.
Il ministero del Tesoro torna così ad offrire agli investitori un BTP a 15 anni dopo 28 mesi. Era dal settembre del 2010, in quell’occasione furono collocati sul mercato 6 miliardi di euro, che l’Italia non ricorreva a questo strumento. Se nel 2011 l’Italia ha raccolto 10 miliardi di euro in titoli con scadenza extra-lunga, nel 2012 sono stati complessivamente 4,5 i miliardi racimolati. Secondo le stime degli analisti, il BTP annunciato oggi, che avrà scadenza 1° settembre 2028, dovrebbe avere un valore complessivo compreso tra i 3,5 e i 5 miliardi.
L’annuncio del Tesoro non sorprende il mercato. Da un lato nei giorni scorsi il ministero non aveva riaperto il Btp marzo 2026, dall’altro lo scorso ottobre il Direttore Generale del Dipartimento del Tesoro, Maria Cannata, aveva espresso la volontà dell’Italia di allungare la vita media del debito del Belpaese. A fine 2012 la duration era pari a 6,58 anni, in discesa dal top del 20 quando si attestava a 7,2 anni.
 
La ripresa dei mercati finanziari e un clima più disteso verso i Paesi periferici, come testimonia il restringimento degli ultimi mesi dello spread tra Btp/Bund, ha così posto le basi perché l’Italia potesse procedere nelle sue intenzioni di allungare la vita media del proprio debito a un costo ragionevole tramite questa nuova asta.
 
Secondo un analista specializzato nel fixed income che ha preferito celarsi dietro l’anonimato, l’annuncio odierno rappresenta ” un segnale di normalizzazione” dopo il nervosismo che a cavallo tra l’estate 2011 e quella 2012 aveva caratterizzato l’accesso al credito per i Paesi più in difficoltà dell’Eurozona.
La discesa dello spread degli ultimi mesi è indubbiamente un elemento favorevole , tuttavia vi è un’altra considerazione che sta spingendo il Tesoro a lanciare proprio in questo periodo il nuovo BTP: le imminenti elezioni. “L’emissione si terrà certamente prima delle elezioni di fine febbraio”,  dichiarano in coro dalle sale operative.
Già, perché come dimostra l’andamento del differenziale,  salito nel corso della prima seduta della nuova ottava di oltre il 4% a 262,79 punti, l’avvicinarsi della tornata elettorale, e i rischi politici annessi legati, potrebbe spingere più di un investitore, specie estero, a ridurre l’esposizione verso l’Italia. Se nel 2012 i Btp sono state tra le obbligazioni più redditizie in assoluto a livello mondiale, nel 2013 l’incognita legata al futuro politico del Belpaese potrebbe far riemergere un certo nervosismo verso questa asset class.
Emblematica in questa direzione la scelta compiuta da Mike Riddell, manager del fondo M&G International Sovereign Bond. Il gestore ha venduto il 7% del suo portafoglio che aveva esposizione sui governativi italiani con scadenza a 5 e 7 anni e impiegato la somma ottenuta in titoli di Stato svedesi con duration a 7 e 9 anni. La motivazione? Proprio “la preoccupazione che lo schiamazzo e il rumore politico delle elezioni italiane possa alimentare il fuoco sul debito dei Paesi periferici dell’Eurozona”.