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Italia più attraente per investitori stranieri. Giudizio positivo sul Jobs act (Censis-AIbe)

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L’Italia diventa più attraente per gli investitori stranieri secondo l’indagine Censis-Aibe. I manager delle multinazionali esprimono un giudizio positivo su Expo e Jobs act. Il confronto internazionale ci penalizza ancora
L’Italia diventa più attraente per gli investitori stranieri ma rimane nelle posizioni di rincalzo a livello internazionale. È il risultato dell’Aibe index, l’indagine condotta da Censis e Associazione italiana delle banche estere (Aibe) su un panel di manager di società multinazionali intervistato a cavallo tra 2015 e 2016. 
L’indice di attrattività per il Belpaese segna 47,8 punti, in salita da 33,2, ancora nella metà inferiore della scala che va da 0 a 100. Il 72% degli intervistati ha detto che l’appeal dell’Italia è maggiore che nel passato contro solo un 3% che ha parlato invece di peggioramento. Nel confronto internazionale è ancora distante il vertice. Il voto in decimi dell’Italia è ancora sotto la sufficienza, a 5,72. Davanti ci sono India (5,87) e Spagna (5,85). Al vertice gli Stati Uniti con 8,15 seguito da Regno Unito con 7,82 e Germania con 7,77. 
Il merito del miglioramento italiano è delle riforme per l’85% del panel e del successo dell’Expo per il 59%. “L’Expo ha efficacemente concorso all’aumento del grado di attrattività del nostro Paese” mentre le grandi riforme, come quella del mercato del lavoro e quella del sistema elettorale, possono aumentare la percezione positiva del paese negli investitori esteri. In particolare i manager delle multinazionali hanno accolto bene il Jobs act. Il 42% degli intervistati “riconosce che la riforma ha introdotto una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro e ha consolidato la crescita occupazionale. Per un ulteriore 13% la riforma può garantire incrementi occupazionali e, nello stesso tempo, una maggiore stabilità per le imprese e per le risorse umane. Solo per il 10,5% all’incremento occupazionale non seguiranno maggiori certezze per i lavoratori”. Gli scettici raggruppano un 21% di manager che ritiene la riforma “non in grado di incidere sulla disoccupazione strutturale” e un 13% che aspetta la fine degli inventivi fiscali per vedere se gli effetti positivi della riforma si confermeranno. 
Le note dolenti arrivano ancora una volta dal settore amministrativo. Normativa e burocrazia sono, per il 74% degli intervistati, i fattori prioritari su cui l’Italia dovrebbe intervenire per migliorare la capacità di attrarre investimenti. Il 61,5% indica invece il carico fiscale e il 44% i tempi della giustizia civile.