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Italia nella top ten della classifica del rischio di Credit Suisse, ma non mancano i punti di forza

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Nonostante le valutazioni del mercato italiano siano considerate tra le più interessanti insieme a quelle tedesche, l’Italia figura tra i Paesi dal profilo di rischio più elevato. La classifica della rischiosità proposta da Credit Suisse vede infatti l’Italia al settimo posto, subito dietro la Spagna. A guidare la graduatoria proposta dalla banca elvetica nel suo outlook per il 2012 c’è la Grecia con un punteggio di 56, seguita da Portogallo, Islanda, Irlanda, Ungheria. La classifica considera i profili delle 52 maggiori nazioni del pianeta. Le variabili prese in considerazione per il calcolo del punteggio di rischiosità sono il saldo delle partite correnti, il deficit, il debito pubblico, il debito del settore privato, la posizione netta sull’estero, il potenziale di crescita del pil tra il 2014 e il 2016, il prezzo dei Cds (assicurazione contro il default) e il merito di credito assegnato dalle agenzie di rating.
I dati inseriti da CS per l’Italia sono: deficit delle partite correnti 2011 pari al 3,6% del Pil; deficit/pil al 4%, debito/pil al 129, posizione netta sull’estero/pil a -25%, Pil potenziale 2014-16 +0,8%, Cds a 396 punti e rating A.
Hong Kong il Paese più virtuoso, Usa e Gran Bretagna peggio dell’Argentina
Il paese più virtuoso e quindi con minore rischiosità è considerato Hong Kong con 10,8 punti. Posizioni di eccellenza anche per i Paesi scandinavi, la Cina, la Germania e la Svizzera. A metà graduatoria invece la Francia (26sima), all’Argentina protagonista esattamente 10 anni fa di un default. Poco meglio la Gran Bretagna (21sima) e gli Usa (17simi).
I punti a favore dell’Italia
Credit Suisse continua comunque a credere che per l’Italia, in ultima analisi, è più un problema di liquidità che di solvibilità fino a quando il rendimento del BTP si manterrà sotto il range 6%-6,5%. Punto di forza è l’avanzo primario che quest’anno sarà dello 0,9% e il prossimo del 3% (stime Commissione Ue). Inoltre l’Italia presenta un “leverage” inferiore rispetto alla media europea. Il Paese potrà implementare alcune riforme (liberalizzazioni e deregolamentazione del mercato del lavoro) per aumentare la propria produttività e il potenziale di crescita. “L’attuale governo tecnico – rimarca la banca elvetica – sarà chiamato proprio ad attuare una serie di riforme nei 18 mesi in cui potenzialmente potrà operare”. Tra i punti a favore dell’Italia è indicato anche il forte peso del settore manifatturiero (25% circa del pil) che potrà beneficiare dell’indebolimento dell’euro per essere più competitivo sui mercati internazionali.
L’Italia presenta un deficit delle partite correnti 2011 pari al 3,6% del Pil, deficit/pil 2011 al 4%, debito/pil 2011 al 129% (qui probabile che gli analisti considerino una contrazione del Pil nel 3* e 4* trimestre capace quasi di azzerare la crescita fin qui acquisita e pari allo 0,7%), debito privato/pil al 125%, posizione netta sull’estero/pil a -25%, Pil potenziale dello 0,8%, Cds a 396 punti e rating A.
QE da parte delle principali banche centrali spingerà equity e oro
La Global Equity Strategy 2012 di Credit Suisse rimarca come siano diminuite le probabilità di recessione negli Usa e ritiene la possibilità di una rottura nella zona euro molto piccola (circa 5%). Lo scenario ritenuto probabile (65%) è quello di una forte immissione di liquidità sul mercato da parte delle principali banche centrali attraverso l’attuazione di piani di quantitative easing (QE) con la ricerca di copertura dall’inflazione che renderà più appetibili asset quali le azioni e l’oro. Quest’ultimo è inoltre visto come soluzione da preferire anche in caso di default in alcuni mercati sviluppati, che rappresenta comunque lo scenario meno probabile (10%).
Allentamento quantitativo da parte di Fed, BoE, BoJ e Bce che potrebbe arrivare già nella parte finale del primo trimestre 2012. Per l’equity il target indicato per lo S&P 500 è di 1.340 punti (attualmente viaggia a 1.225). A livello globale l’indice più “cheap” secondo Credit Suisse è il Dax con anche la Germania che potrebbe avvantaggiarsi della debolezza dell’euro.