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Italia: Moody’s taglia il rating dei titoli di Stato di due gradini

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La scure di Moody’s si abbatte a sorpresa sull’Italia. Oggi l’agenzia di rating statunitense ha abbassato il giudizio sul debito sovrano italiano, tagliandolo di due gradini. La raccomandazione sui titoli di Stato italiani sono così passati da A3 a Baa2, appena due punti sopra il livello “junk”, ossia il livello spazzatura. L’outlook è rimasto negativo, non facendo escludere un nuovo declassamento. La mossa vuole riflettere la situazione nella zona euro e i rischi di contagio da Spagna e Grecia. Si tratta della seconda bocciatura in cinque mesi, dopo il taglio dello scorso febbraio.

“L’Italia ha maggiori rischi di conoscere un aumento significativo dei costi di finanziamento o di non poter più avere accesso al mercato rispetto a cinque mesi fa, a causa della fiducia sempre più fragile, un rischio contagio da Grecia e Spagna e segnali di erosione della base di investitori stranieri”, spiega l’agenzia di rating nella nota diffusa oggi. “I rischi di un’uscita della Grecia dall’euro sono aumentati, il sistema bancario spagnolo dovrà affrontare delle perdite  più consistenti del previsto”, aggiunge Moody’s, secondo cui le proiezioni economiche dell’Italia nel breve termine si sono “deteriorate”.

Sull’Italia, Moody’s prevede una crescita più debole e una disoccupazione più alta, tanto che “creeranno il rischio di non raggiungere gli obiettivi di riduzione del deficit”. Una eventualità, che se si verificasse, indebolirebbe ulteriormente la fiducia del mercato, aumentando il rischio che il paese non si possa più finanziare dopo i mercati finanziari. L’Italia è entrata ufficialmente in recessione alla fine del 2011.

L’agenzia riconosce che le misure adottate dal governo Mario Monti sono state positive: “Il governo ha proposto un programma di riforme che ha il potenziale per migliorare notevolmente la crescita di lungo termine e le prospettive di bilancio”. Tuttavia, l’outlook rimane negativo. “Loutlook – spiega Moody’s – riflette il rischio nell’implementare queste riforme”. Non solo. Sul futuro del Paese incombe anche un rischio politico, che aumenta con l’avvicinarsi del voto della prossima primavera.

Un nuovo declassamento dunque non è escluso: “Il debito sovrano italiano potrebbe essere declassato ancora in caso di un ulteriore concreto deterioramento delle prospettive economiche del Paese o di difficoltà nel mettere in atto le riforme”. Ora si guarda con maggiore attesa all’emissione di titoli di Stato italiano a medio termine, in agenda questa mattina.

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