Italia: per Mediobanca molto è cambiato, nulla è cambiato. Viviamo un deja vu del 1992

Inviato da Alberto Bolis il Mar, 25/06/2013 - 12:49
Doveva essere un documento top secret ma ormai è finito nelle mani di tutti. Si tratta di un report di Mediobanca Securities non certo tenero nei confronti del Belpaese e che non esclude un salvataggio nei prossimi sei mesi. Già l'inizio del report non lascia molto spazio alle interpretazioni. "Molto è cambiato, nulla è cambiato e l'investment case dell'Italia assomiglia ad un revival del 1992, quando una crisi politica e economica portò alla svalutazione della Lira e alla sua uscita dal Sistema monetario europeo (Sme). Il tutto accompagnato da un piano di austerity da 140 miliardi di euro", si legge nel report di Piazzetta Cuccia.
 
Secondo Mediobanca oggi il quadro dell'economia italiana è addirittura peggiorato, ma la svalutazione non è più una carta da giocare. Gli esperti non escludono quindi un salvataggio europeo e sostengono che il calo dello spread dai picchi del novembre 2011 sia dovuto principalmente alle notizie arrivate da Francoforte, New York e Tokyo, e non alle vicende di Roma. "Il rischio default dell'Argentina, un possibile salvataggio della Slovenia, la fine del QE, la decisione della Corte costituzionale tedesca, la mancanza di decisione del governo Letta, potrebbero riportare le tensioni sullo spread", si legge nel report.

Mediobanca snocciola poi i dati preoccupanti sull'economia italiana usciti ad aprile, con la disoccupazione salita al 12% e la flessione dei consumi in picchiata del 4,4%. Senza dimenticare che nel primo trimestre del 2013 il Pil tricolore ha mostrato una flessione del 2,4% su base annua e dello 0,6% rispetto agli ultimi tre mesi del 2012. Un esempio lampante è il caso dell'Ilva di Taranto. "L'esposizione delle banche equivale a un rischio sul Core Tier 1 di solo 12 punti base, ma a rischio ci sono 40 mila posti di lavoro ovvero il 10% della forza lavoro andata in fumo in tutto il 2012", scrivono gli analisti di Piazzetta Cuccia.

La banca d'affari milanese non vede spazio per una grande patrimoniale, ma 75 miliardi di euro "si possono recuperare" attraverso una convergenza delle tasse sull'immobiliare e sulle attività finanziarie (3 miliardi di euro), una tassa sulle grandi fortune (5 miliardi), una patrimoniale progressiva sul 10% della popolazione più ricca (43 miliardi), un accordo con la Svizzera sui capitali rimpatriati (20 miliardi); e 4 miliardi garantiti da un costo del debito meno elevato.
 
Il risultato di queste misure secondo Mediobanca si traduce in un abbassamento di 4 punti percentuali del rapporto debito/Pil e potrebbero creare "un circolo virtuoso solo se l'Italia migliorerà allo stesso tempo il percorso delle riforme strutturali e della lotta all'evasione fiscale".
COMMENTA LA NOTIZIA