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Italia: Matteoli, via alle grandi opere per contrastare la crisi

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“La stragrande maggioranza delle opere previste dal piano da 16,6 miliardi varato dal governo può partire entro il 2009, anche il Ponte sullo Stretto”. L’annuncio è del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, che ieri a Radio anch’io ha anche ricordato che a decidere della ripartizione delle risorse disponibili – in realtà solo una parte modesta dei 16,6 miliardi indicati – sarà il Cipe nella riunione di domani. La novità più significativa riguarda proprio il Ponte di Messina, per il quale il Cipe stanzierà 1,3 miliardi di euro. “Non abbiamo intenzione di tornare indietro – ha detto il ministro – contemporaneamente questa opera ci obbliga a lavorare sulle infrastrutture di Sicilia e Calabria, a migliorare la rete ferroviaria, le autostrade, i porti. È un opera gigantesca che porterà anche turismo”. Il progetto è quello già noto, con un ponte a campata unica e su questo “andiamo avanti, anche per trovare risorse”: costerà 6,1 miliardi di euro, di cui adesso saranno disponibili per l’appunto 1,3. Respinte le altrettanto note critiche degli esperti di trasporti, che definiscono l’opera antieconomica e sostanzialmente inutile di fronte ai modesti volumi di traffico canalizzabili. Come c’era da attendersi, nel pomeriggio le affermazioni di Matteoli hanno prodotto un incremento delle quotazioni della Italcementi e della Impregilo, oltre a un fuoco di fila di proteste da parte dell’opposizione di sinistra e del mondo ambientalista contro il Ponte. Un secondo annuncio riguarda l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, che sarà completata entro la fine del 2011, inizio del 2012», e una volta terminata “si pagherà il pedaggio”, visto che “i presidenti delle Regioni sono d’accordo: si deve pagare come avviene in tutte le parti d’Italia”. In generale, il titolare delle Infrastrutture ha cercato di difendere il valore di sostegno all’economia del pacchetto di infrastrutture allo studio: “se partiamo con 16,6 miliardi di opere – ha detto – ci saranno 140.000 posti di lavoro in più, sennò 65.000 saranno a rischio”. Opere che per il ministro possono “partire entro il 2009”.