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Italia: Istat, il rischio povertà sale al 30%

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Sempre più famiglie nella morsa della crisi. Tra il 2010 e il 2011 nel nostro Paese le persone a rischio di povertà, o di esclusione sociale, sono passate dal 26,3% al 29,9%. È quanto emerge dal terzo Rapporto sulla coesione sociale realizzato da Istat, Inps e ministero del Lavoro.

Il risultato italiano è, rileva il report, “significativamente superiore alla media europea” e “la variazione negativa è la più elevata registrata nei Paesi europei”.

Secondo i risultati dello studio, nel 2011 le famiglie in condizione di povertà relativa nel nostro Paese erano pari a 2 milioni 782 mila, ossia l’11,1% del totale. “Nel corso degli anni, la condizione di povertà è peggiorata per le famiglie numerose, con figli, soprattutto se minori, residenti nel Mezzogiorno e per le famiglie con membri aggregati, dove convivono più generazioni”.

Nel 2010, in Italia era “materialmente deprivato” il 25,8% delle famiglie residenti nel Mezzogiorno, oltre 10 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. Il valore raggiunge il 30% in Sicilia e in Campania.

Nel Mezzogiorno il rischio di povertà o di esclusione sociale supera la media nazionale di circa 15 punti percentuali  ed è più del doppio rispetto al valore del Nord. A livello demografico, il rischio povertà è maggiore fra le famiglie con tre o più figli (37,1%) e fra quelle monogenitore (35,7%).