Italia: Istat, giù il potere d'acquisto delle famiglie nel 2012. Retribuzioni al palo

Inviato da Daniela La Cava il Mar, 09/04/2013 - 12:25
Non arrivano buone nuove per l'economia italiana. Anzi, i dati diffusi oggi dall'Istat con le retribuzioni ferme e il potere d'acquisto delle famiglie in caduta dipingono ancora una volta uno scenario a tinte fosche per il Belpaese. 

Questa mattina l'istituto nazionale di statistica ha comunicato che l'indice delle retribuzioni contrattuali è rimasto invariato rispetto a gennaio e ha invece mostrato una crescita dell'1,4% rispetto a febbraio 2012. A gennaio si è avuto un aumento dello 0,5% rispetto a dicembre 2012 e dell'1,5% rispetto a gennaio 2012. Complessivamente, nel primo bimestre del 2013 la retribuzione è cresciuta dell'1,4% rispetto al corrispondente periodo del 2012.
Nel dettaglio i settori che a febbraio hanno presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono quelli alimentari bevande e tabacco (3,6%); tessili, abbigliamento e lavorazioni pelli (2,8%); pubblici esercizi e alberghi (2,7%). Si sono, invece, registrate variazioni nulle per energia e petrolio, telecomunicazioni e per tutti i comparti della pubblica amministrazione.

L'Istat ha inoltre fatto sapere che nel 2012 il potere di acquisto delle famiglie consumatrici, tenendo in considerazione l'inflazione, è diminuito del 4,8%. Nel quarto trimestre si è ridotto dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 5,4% nei confronti del quarto trimestre del 2011. Quanto al reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti è sceso del 2,1%, mentre la propensione al risparmio si è attestata nel 2012 all'8,2%, con una diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto all'anno precedente. 

"Tradotto in cifre significa che una famiglia di 3 persone ha avuto nel 2012 una perdita del potere d'acquisto equivalente a 1.678 euro (1.380 una famiglia di 2 componenti, 1.848 una di 4). Una tassa tanto invisibile quanto spietata, dato che sta dissanguando gli italiani nell'indifferenza delle istituzioni, a cominciare dal Governo". Questo il commento del Codacons ai dati Istat comunicati oggi. "Dall'introduzione dell'euro, nel 2002, stipendi e pensioni non sono più adeguati all'inflazione reale -rimarca l'associazione - E' questo il problema numero 1 dell'Italia ed è per questo che i risparmi sono in caduta libera. Dopo un'erosione durata 11 anni, infatti, oggi per due terzi degli italiani il reddito non è più sufficiente".
Per questa ragione, conclude il Codacons, "la chiave di volta per uscire dalla crisi e per rilanciare consumi e crescita è la rivalutazione delle pensioni e delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, congelate da troppi anni, ed il blocco, almeno fino al 2015, di tutte le tariffe, dall'acqua alla Tares, dalle multe per le violazioni al codice della strada ai pedaggi autostradali. Questa deve essere la priorità del prossimo Governo". 
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