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Italia: impasse o instabilità passeggera?

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<i>Di seguito pubblichiamo un commento sui risultati elettorali italiani di Patrice Gautry, Capo Economista di Union Bancaire Privée. L’esperto nella sua analisi evidenzia come per la terza economia europea sia fondamentale trovare una stabilità politica e di Governo per far fronte alle sfide poste dal riordino delle finanze del Paese e dalla necessità di riavviare un processo di crescita. In quest’ottica, un ottimo indicatore per testare la fiducia del mercato nei confronti dell’Italia nelle prossime settimane saranno le aste statali in programma. Il rischio concreto è quello di un ritorno sul mercato di una situazione di risk on, risk off , con un’alternanza di fasi di rialzo e di ribasso degli attivi finanziari, già osservata nel 2012 e dalla quale si è usciti solo grazie alla presa di posizione del numero uno della Bce Mario Draghi.</i>

All’interno di una crescita debole e un livello di debito elevato, la stabilità politica e di governo è di importanza fondamentale in Italia. Mentre la terza economia europea ritorna a una situazione di stallo politico, la battaglia per la ripresa economica e il riordino delle finanze pubbliche sembrano rimessi in discussione, il che fa tremare i mercati finanziari. Al di là di un uomo, un candidato o di un partito, non è che è l’economia italiana ad aver perduto le elezioni?

L’ascesa dei partiti di Beppe Grillo e Silvio Berlusconi rappresenta un chiaro rifiuto delle riforme dolorose presagite dall’Europa, dalla Commissione Europea e dalla BCE. Questo mostra la stanchezza degli italiani davanti all’austerità, alla crescita della disoccupazione e ai tagli della spesa pubblica, proprio quando i risultati delle riforme cominciavano a mostrare i loro risultati : ritorno in attivo della bilancia commerciale e un avanzo primario che farebbero invidia alla Francia e alla Spagna. La ragione suggeriva di armarsi di pazienza per vedere questi frutti maturare nel 2014, ma vox populi, vox dei.

Alla luce dei risultati elettorali due soluzioni si profilano all’orizzonte: la prima è che Pierluigi Bersani, che ha la maggioranza alla Camera dei Deputati, cerchi di formare un governo, ma per far ciò, egli dovrebbe andare a corteggiare senatori e deputati del M5S, in quanto l’alleanza Bersani-Monti non avrebbe la maggioranza al Senato. Ma la caratteristica principale delle alleanze è che di solito si dissolvono così rapidamente come si formano e questo non permetterebbe necessariamente a l’Italia di beneficiare di un ambiente politico stabile a medio termine. La seconda soluzione potrebbe essere la formazione di una grande coalizione, che riunisca tutte le fazioni politiche su richiesta del Presidente della Repubblica. Ma questa possibilità, come la revisione della legge elettorale, ha poche chance di realizzarsi, almeno inizialmente, data la sua difficoltà di attuazione.

Solo un elemento appare certo in questo contesto: poiché ormai la priorità è politica, il ritmo delle riforme economiche andrà rallentando. Rimane tuttavia la speranza che i fondamentali ricostituiti non vengano distrutti, con il rischio di far fuggire gli investitori e rilanciare una nuova crisi dell’area euro.

In attesa, le Borse non hanno tardato a sanzionare i risultati preliminari e la minaccia di una “ingovernabilità” dell’Italia: da Wall Street all’Asia, i mercati hanno accusato ribassi significativi dopo lunedì 25 febbraio. La mancanza di visibilità, e l’incomprensione dei risultati ne sono i primi motivi e le prossime emissioni obbligazionarie governative serviranno a testare la confidenza dei mercati: il rischio è il ritorno sul mercato di una situazione di risk on, risk off , con un’alternanza di fasi di rialzo e di ribasso degli attivi finanziari, già osservata nel 2012 e dalla quale siamo usciti grazie ai discorsi e alle promesse di un altro italiano, Mario Draghi.