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Italia: il Governo prepara le nuove misure per il pareggio di bilancio anticipato

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L’anticipo del pareggio di bilancio, annunciato dal Governo italiano venerdì scorso in piena tempesta finanziaria, necessita di misure drastiche. Misure che in questi giorni stanno prendendo forma e che potrebbero essere annunciate la prossima settimana. L’accelerazione dovrebbe riguardare soprattutto la riforma assistenziale, i cui provvedimenti dovranno assicurare effetti positivi per 4 miliardi di euro già durante il prossimo anno e per 20 miliardi di euro nel 2013. Senza un’accelerazione della riforma assistenziale, il Governo dovrebbe tagliare mediamente del 5% nel 2013 e del 20% nel 2014 le numerose voci di detrazioni, agevolazioni e deduzioni a livello fiscale.


Oltre all’impianto base, indiscrezioni di stampa iniziano a snocciolare una serie di misure non convenzionali: in primis l’imposta patrimoniale. Ma andiamo con ordine, con la premessa d’obbligo che si naviga ancora nel mare delle ipotesi. A livello previdenziale, le prime ad essere toccate dovrebbero essere le pensioni di anzianità, mentre allo studio ci sarebbero anche la revisione del tetto di reddito per gli assegni di accompagnamento, per i criteri di invalidità e una decisa accelerazione all’innalzamento dell’età pensionabile delle donne a 65 anni.

Ma ecco che rispunta la temuta patrimoniale che, secondo quanto riportato da La Repubblica, dovrebbe trasformarsi in un’addizionale speciale sull’Ici per la seconda casa e porterebbe nelle casse dello Stato circa 6-7 miliardi di euro. Sul tavolo del Governo resta anche l’ipotesi di un incremento della tassazione sulle rendite finanziarie, ovvero un’aliquota unica al 20% con l’esclusione dei Buoni del Tesoro che resterebbero al 12,5%. Sembra invece sfumare l’aumento dell’Iva. Nei giorni scorsi erano già circolati i primi calcoli: in sostanza un solo punto in più dell’Iva potrebbe portare un tesoretto di circa 10 miliardi di euro.


Le indiscrezioni parlavano di un aumento che andava a toccare l’Iva “ridotta” (attualmente al 10%) e quella “ordinaria” (al 20%), mentre non avrebbe dovuto subire rincari l’aliquota minima del 4%, ovvero quella applicata sugli alimentari e sulle abitazioni prima casa. Infine il capitolo privatizzazioni che viaggia lungo due direttive: la privatizzazione delle municipalizzate (escluse quelle attive nel settore idrico) e la possibile cessione di quote di minoranza di alcuni colossi pubblici.