Italia: Fitch taglia la valutazione a "BBB+", pesa lo stallo post-elezioni

Inviato da Luca Fiore il Ven, 08/03/2013 - 18:49
Dopo il warning di una settimana fa, Fitch passa all'azione e taglia il merito di credito del Bel Paese. Poco fa l'agenzia di rating, che venerdì scorso aveva rilevato come lo stallo creato dalle ultime elezioni politiche avesse incrementato la pressione sul nostro Paese, ha annunciato di aver tagliato la valutazione da "A-" a "BBB+" con outlook negativo.  Confermato invece, a "F2", il giudizio sul breve termine.

Il taglio del merito creditizio è in primo luogo, e non poteva essere altrimenti, attribuibile al risultato "inconcludente" delle elezioni del 24-25 febbraio. Lo stallo creatosi "rende improbabile -si legge nella nota diffusa da Fitch- la formazione di un nuovo governo stabile" e l'incertezza che ne deriva crea "un contesto non favorevole alle riforme strutturali".

In secondo luogo la decisione di Fitch è riconducibile ai dati relativi l'andamento dell'economia nel quarto trimestre che confermano "che la recessione in Italia è tra le più profonde a livello europeo". Dopo il -2,4% del 2012, nell'anno corrente l'agenzia di rating stima un calo del Prodotto interno lordo dell'1,8%. Tra le altre cause che hanno portato al taglio troviamo anche l'andamento del debito pubblico, stimato al 130% del Pil nel 2013, e al fatto che un governo debole non sarà in grado di "affrontare gli eventuali shock interni ed esterni".
Fitch: la recessione potrebbe durare di più ed essere più profonda del previsto
L'outlook negativo, che riflette un rischio di un ulteriore taglio, è attribuibile al fatto che "la recessione potrebbe durare di più ed essere più profonda del previsto", che "le condizioni delle finanze pubbliche potrebbero deteriorarsi" e che potremmo assistere a un "re-intensificarsi della crisi del debito europea".

Da Moody's il giudizio più duro, più cauta S&P's
Nei giorni scorsi anche Moody's e Standard & Poor's avevano rivolto la loro attenzione ai risultati delle elezioni nel nostro Paese. Secondo la prima, un downgrade potrebbe essere considerato "nel caso di un ulteriore deterioramento delle prospettive economiche del Paese e delle difficoltà di realizzare le riforme" e nel caso in cui dovesse essere registrato un "peggioramento nelle condizioni di finanziamento".

Più cauta S&P's, per la quale il risultato delle elezioni non ha un impatto immediato sul rating sovrano italiano anche se le scelte del prossimo governo saranno essenziali.

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