Italia: Fitch conferma giudizio ma le prospettive restano negative

Inviato da Luca Fiore il Ven, 14/12/2012 - 20:11

L'agenzia Fitch, a conclusione del processo di revisione iniziato lo scorso 19 luglio, ha confermato il merito di credito italiano ad "A-". La decisione è attribuibile a quattro fattori.

In prima fila c'è il processo riformatore e il consolidamento fiscale messo in campo dal nostro Paese nel 2012. Il miglioramento dei conti pubblici è ben evidenziato dal rapporto deficit/Pil, passato dal 5,4% del 2009 a meno del 3% (surplus primario del 3%).

L'Italia, e questo rappresenta il secondo elemento, può godere anche di "un basso livello di rischio potenziale -si legge nel comunicato dell'agenzia- in arrivo dal comparto bancario, di una situazione di bilancio non lontana dal livello necessario alla stabilizzazione del rapporto debito/Pil e di un sistema pensionistico sostenibile". Si tratta di fattori, rimarca Fitch, "alla base della solvibilità dello Stato italiano".

Per quanto riguarda le banche, l'Agenzia ha confermato l'outlook negativo a causa "del difficile contesto operativo" che nel 2013 dovrebbe far crescere i crediti deteriorati, definiti "il maggior rischio per gli istituti più grandi".

Il nostro Paese poi, rileva Fitch nel terzo punto, ha dimostrato flessibilità finanziaria nel corso della crisi "grazie a una forte base di investitori domestici e a una duration media del debito di 4,7 anni". A questo si aggiunge il piano anti-spread annunciato dalla Bce (Omt, Outright monetary transaction) che ha allentato le tensioni sul debito della periferia.

La conferma del rating, quarto e ultimo fattore, è attribuibile "a un'economia relativamente ricca e diversificata, ad alto valore aggiunto e con un basso livello di indebitamento del settore privato".

L'outlook è negativo a causa del possibile deterioramento dei conti pubblici, dell'instabilità politica, del contesto recessivo, che potrebbe peggiorare o durare più del previsto, e del possibile re-intensificarsi della crisi del debito dell'Eurozona.

"L'Italia sta attraversando una recessione dura e prolungata che nel 2012-13 dovrebbe far registrare un calo del Pil cumulato del 3%". Secondo l'agenzia "nel medio termine la crescita potenziale si attesterà all'1% in scia delle recenti riforme strutturali". Il debito, dal picco al 128% del 2013, è stimato al 110% nel 2021.

L'outlook in futuro potrebbe stabilizzarsi
grazie a una "ripresa sostenuta", ad "un governo stabile", alla "fiducia in un calo del rapporto debito/Pil" e a "ulteriori riforme strutturali".
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