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Italia eterna maglia nera in Europa. Cottarelli: con debito pubblico schiavi dei mercati finanziari

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Una certezza quasi inquietante. L’Italia si conferma per l’ennesima volta l’anello debole dell’Europa, in termini di crescita del Pil. I fondamentali economici dei paesi dell’Eurozona e dell’Unione europea si rafforzano, tanto che la Commissione Ue rivede anche al rialzo le stime sul PIL. Ma niente di tutto questo accade per l’Italia, ufficialmente “maglia nera” dell’Europa, con una crescita che si conferma da zero virgola o, negli scenari più ottimistici, lievemente superiore all’1%. Il quadro che emerge dalle Previsioni economiche primaverili della Commissione Ue è sempre lo stesso: Roma fa i conti da un lato con l’incertezza politica; dall’altro lato, l’eterna Spada di Damocle che pende sulla testa del sistema bancario italiano è una zavorra che obbliga a rimanere cauti. E così, per l’Italia si prevede una crescita dello 0,9% nel 2017 e dell’1,1% nel 2018, e un debito pubblico ancora in rialzo, tra l’altro proprio per colpa delle banche.

In particolare, la Commissione prevede un rapporto debito/Pil in crescita quest’anno al 133,1% dopo il 132,6% del 2016, e in calo poi nel 2018, al 132,5%. Il rialzo del 2017 viene spiegato anche con le risorse aggiuntive che sono state stanziate per il settore bancario.

E si chiama proprio debito pubblico il più grave problema dell’Italia, che è diventato anche un costante pomo della discordia tra l’Italia e Bruxelles, con la prima che elemosina puntualmente margini di flessibilità, per non incappare nella procedura di infrazione per debito eccessivo stabilita dalle norme europee. Ma fino a quando andrà avanti questa storia?

Di ciò ha parlato ieri Carlo Cottarelli, direttore esecutivo per l’Italia nell’FMI, ex commissario della spending review nel governo Letta, poi uscito di scena durante il governo Renzi, in occasione della presentazione del suo libro “Il Macigno. Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene”(Ed. Feltrinelli). Cottarelli ha parlato in occasione di un dibattito trasmesso da Radio Radicale al titolo “Il macigno del debito e l’illusione del deficit. Non sarà più spesa pubblica a salvarci”, registrato a Roma mercoledì 10 maggio 2017 alle 18:33 e organizzato da Forza Europa.

“Ho scritto questo libro perchè non si parlava molto di quello che è un problema fondamentale dell’economia italiana, quello della dimensione del debito pubblico, oppure se se ne parlava, si affermava che comunque era tutta colpa dell’austerità, anzi addirittura si è sostenuto che l’austerità sia stata l’elemento che ha fatto aumentare il debito pubblico e che l’austerità significhi minore crescita, minori entrate per lo stato e dunque più debito pubblico. Secondo me questo è tutto sbagliato”.

Cottarelli, nell’illustrare le ragioni che lo hanno portato a scrivere il libro, ha affermato anche che:

“Un secondo motivo è che fino a quando noi continuiamo a prendere a prestito, rimaniamo schiavi dei mercati finanziari. Io sono stufo, vivendo all’estero, di sentir parlare male dell’Italia, sono stufo di pensare che se qualcuno si sveglia a Francoforte o a Londra può speculare contro i titoli di stato italiani e lo può fare non perchè è cattivo ma perchè credo che con questa dimensione del debito diamo la possibilità agli speculatori di speculare contro di noi, come è successo nel 2011 e nel 2012. Io ho scritto questo libro anche per dire che il problema si può risolvere senza fare cose rivoluzionarie, ma semplicemente facendo quello che dobbiamo fare”.

Cottarelli con il suo intervento ha anche frenato sul ruolo salvifico, nell’affrontare il debito pubblico, della strada delle privatizzazioni:

“Nella mia esperienza al Fondo Monetario Internazionale ho sentito diversi paesi che hanno detto: risolviamo il problema del debito privatizzando, riduciamo lo stock di debito e ciò ci permetterà di crescere di più…è vero, ma questo spesso veniva preso come una scusa per non fare altre cose. Serve, aiuta, ma la questione va affrontata sul lato delle entrate e delle spese”.

A dimostrazione dell’effetto zavorra del debito pubblico, ” io dico che la migliore poklitica industriale sia quella di ridurre la tassazione: riduciamo i costi di produzione, detassando il lavoro, detassando anche i profitti, è lì però che questo richiede un risparmio dei costi dello Stato, della spesa dello Stato”.

L’ex numero uno della spending review ha anche quello che è “uno dei misteri dell’economia mondiale degli ultimi 15 anni”, ovvero “la bassa crescita della produttività, non solo in Italia ma in tutti i paesi avanzati..Una bassa crescita che molti attribuiscono al fatto che noi non sappiamo più misurare il Pil o lo misuriamo male per l’enorme forte progresso tecnologico che c’è stato negli ultimi 30 anni..”.

Ma, ha continuato, “io sono abbastanza scettico su questa posizione, nel senso che i progressi tecnologici ci sono sempre stati, pensiamo al periodo1900-1980… il mondo è cambiato …piuttosto, credo che ci sia un problema di bassa crescita nei paesi avanzati da 15 anni dovuto a un insieme di motivi”.

“Io credo che ci sia un problema di tempo, senza dubbio…non so se ci percepisca al momento, visto che i tassi di interesse sono così bassi, il fatto che ci sia rimasto poco tempo prima che uno shock ci colpisca (..) Prima o poi uno shock succede nell’economia mondiale e c’è urgenza (..) Ha fatto bene il governo a confermare gli obiettivi di indebitamento netto per il 2018 e per gli anni successivi. Non possiamo continuare a proscrastinare, noi abbiamo istituzionalizzato il ritardo, il Milleproroghe, 12 anni di decreti milleproroghe, una cosa che se io la racconto all’estero, si sbellicano dalle risate, noi abbiamo istituzionalizzato il ritardo, il procrastinare”.

“D’accordo che si può accelerare sulle privatizzazioni, c’è la necessità comunque di portare il surplus primario dai livelli attuali 1,5-1,8 verso il 4-4,5% (..) Quest’anno se tutto va bene siamo a 1,8 con una parte una tantum, quindi bisogna vedere a questo punto per il 2018”, che sarà un “anno elettorale”.
LE STIME SULL’ITALIA DELLA COMMISSIONE UE

Bruxelles stima per il 2017 un Pil in rialzo dello 0,9%, come nel 2016, e in accelerazione dell’ 1,1% nel 2018. Le previsioni economiche di primavera prevedono anche gli effetti della “manovrina” ovvero di quella manovra correttiva di un valore dello 0,2% del Pil che Roma ha presentato ad aprile per scongiurare la procedura di infrazione per debito eccessivo.Nelle stime Ue si legge che l’inflazione italiana salirà all’1,5% nel 2017 dopo la deflazione conclamata nel 2016 con un calo dei prezzi che è stato dello 0,1%.

Le pressioni inflazionistiche si confermeranno tuttavia deboli, tanto che nel 2018 torneranno a fare dietrofront, con un tasso in flessione all’1,3%.

Si conferma il trend discendente del tasso di disoccupazione, che dall’11,7% del 2016 scenderà nel 2017 all’11,5%, per poi attestarsi all’11,3% nel 2018. (a valori comunque sempre superiori alla media dell’Eurozona, se si considera che gli ultimi dati dell’Eurostat parlano di un tasso di disoccupazione nell’area del 9,5%..anche se, a tal proposito, è stata la stessa Bce a dire che il dato reale è di una disoccupazione quasi doppia in Eurozona, rispetto ai numeri ufficiali).

Sull’altra nota dolente dell’Italia, ovvero sul debito pubblico, la Commissione prevede un rapporto debito/Pil ancora in rialzo quest’anno, al 133,1% dopo il 132,6% del 2016, e in calo poi nel 2018, al 132,5%. In particolare, laddove si parla del “lieve e ulteriore aumento” del debito pubblico, la nota spiega che l’incremento è dovuto anche alle risorse aggiuntive che sono state stanziate per il settore bancario.

Il rapporto deficit pubblico-Pil è previsto in calo al 2,2% dopo il 2,4% del 2016, ma poi è atteso di nuovo in rialzo nel 2018, al 2,3% (a politiche invariate).

Nel capitolo sulle previsioni economiche di Primavera dedicato all’Italia, Bruxelles parla di incertezze che attengono sia al fronte politico che al processo di risanamento delle banche italiane.

Entrambi i fattori si confermano “rischi negativi sulle prospettive di crescita” del paese. Allo stesso tempo, l’attuale forte fiducia nel settore manifatturiero potrebbe tradursi in una domanda esterna più forte di quella attesa”

Elementi di traino dell’economia italiana, che secondo la Commissione metterà a segno una crescita dunque attorno all’1% nel 2017 e nel 2018, saranno la “domanda esterna più forte e la ripresa degli investimenti”; in particolare gli investimenti nel settore dei beni di produzione, “dovrebbero trarre beneficio dall’estensione degli incentivi fiscali e dell’orientamento accomodante della politica monetaria” da parte della Bce.

Nel presentare le previsioni economiche sull’Italia, il Commissario europeo Pierre Moscovici ha affermato che nel paese tuttavia “persiste la fragilità strutturale che conosciamo”, e ha sottolineato anche che “l’aumento del consumo privato è previsto in rallentamento nel 2017, a causa dell’impatto della crescita più lenta dell’occupazione e dell’inflazione più forte sul reddito reale disponibile. Il deficit è previsto in leggero calo nel 2017, mentre si prevede in generale una stabilizzazione del rapporto debito/Pil” nell’orizzonte temporale preso in considerazione (2016-2018)”.

Insomma, Moscovici ha confermato che l’Italia resta maglia nera per crescita 2017-2018. Di seguito, il grafico che conferma le principali stime per il paese e il trend negli anni precedenti.

 

Previsioni Ue sull'ItaliaL’Italia si conferma l’anello più debole in un contesto in cui sia il Pil dell’Eurozona che quello dell’Unione europea vengono rivisti al rialzo.

La Commissione parla di “una crescita salda” che continuerà con un “ritmo stabile” e prevede per il Pil dell’area euro un rialzo dell’1,7% nel 2017 outlook migliorato rispetto al +1,6% delle stime in inverno, e dell’1,8% per il 2018 (dato rimasto invariato).

Il Pil dell’Unione europea a 28 è atteso invece sia per il 2017 che per il 2018 in rialzo dell’1,9%, meglio dell’outlook precedente di una crescita dell’1,8%.

Si conferma per l’Europa il suo quinto anno consecutivo di crescita.  Nella nota che accompagna l’outlook si sottolinea che l’incertezza rimane elevata ma anche che i rischi “sono ora più bilanciati rispetto alle previsioni dell’inverno, anche se sono sempre al ribasso”.

Tali rischi sono legati alla “futura politica economica e commerciale Usa e alle più ampie tensioni geopolitiche”, ma derivano anche “dall’aggiustamento economico della Cina, dalle condizioni di salute del settore bancario europeo e dagli imminenti negoziati con la Gran Bretagna” per concretizzare lo scenario Brexit.

In Eurozona, si prevede inoltre un continuo calo del tasso di disoccupazione, al 9,4% nel 2017 e al di sotto della soglia psicologica del 9%, ovvero all’8,9%, il prossimo anno (a fronte di una disoccupazione italiana attesa anche al di sopra dell’11%).

Di Italia ha parlato in occasione di una intervista rilasciata a La Repubblica anche il ministro delle finanze tedesco Wolfang Schaeuble. Nel notare che la “Spagna ha fatto soprattutto le riforme”, Scaheuble ha mostrato una certa esitazione, nel momento in cui si è riferito all’Italia.

“A proposito: anche l’Italia ha fatto molte riforme. Ma ormai devo stare attento quando elogio il suo Paese. Quando l’ho fatto prima del referendum dello scorso dicembre la reazione dei media italiani non è stata gradevole. Ho grande rispetto per il lavoro che sta facendo Gentiloni. Spero non lo danneggi“.