Italia: l'effetto contagio non c'è. Regge la domanda di Bot. Ma per gli strategist...

Inviato da Micaela Osella il Mar, 26/04/2011 - 13:20

L'Italia non ha paura della crisi del debito sovrano. Almeno per il momento. A scacciare via il pericolo di un effetto contagio è l'asta di questa mattina dei titoli di Stato tricolori. La domanda dei Bot semestrali e dei Ctz offerti dal Tesoro non è mancata, anche se il prezzo da pagare è stato un po' più salato delle ultime volte. I Buoni semestrali sono stati collocati con un rendimento medio ponderato semplice dell'1,659%, in rialzo di 0,263 punti rispetto all'asta precedente. In crescita anche i CTz scadenza 30/4/2013: la prima tranche è stata collocata con un tasso lordo semplice del 3,044%, in aumento di 0,592 punti rispetto al precedente collocamento. La domanda è stata pari rispettivamente a 12,17 miliardi per il BoT semestrale (offerto per 8,5 miliardi) e a 5,1 miliardi per il CTz, offerto per 3,5 miliardi.

"L'asta dei Bot è andata bene con una domanda buona. Il costo del funding è salito di 25 punti base per la scadenza a sei mesi. Il Tesoro ha collocato CTZ scadenza aprile 2013 al 3,044%. Si tratta del livello di tasso più alto dal novembre 2008", segnala Chiara Cremonesi strategist di UniCredit. Lo stesso copione lo si è visto in Spagna. Questa mattina il Tesoro iberico ha chiuso con successo le aste di titoli a tre e sei mesi, collocando complessivi 1,969 miliardi di euro, ma i tassi sono andati sù. Nel dettaglio l'operazione con scadenza a tre mesi ha visto piazzare titoli per 1,163 miliardi a un tasso medio di 1,371% in rialzo dallo 0,899% dell'asta precedente e con un rapporto tra domanda e offerta salito al 4,4 dal 4,3 nell'operazione precedente. La scadenza a 6 mesi ha invece visto titoli per un valore complessivo di 806 milioni e un tasso dell'1,867% (1,361%) e un rapporto domanda-offerta del 7,1% dal 7,7% dell'operazione precedente.

"La domanda della carta spagnola resta forte. Queste richieste sono state accompagnate dal recente balzo dei costi del fundind per la Spagna. Nonostante questi livelli di yield siano dettati più da preoccupazioni emotive, che da un chiaro allarme, esiste la possibilità di assistere a ulteriori rialzi nel costo del funding nel breve perché il mercato inizia a fiutare le prospettive di un effetto contagio anche alla Spagna", segnala Richard McGuire, fixed income strategist di Rabobank. In effetti la notizie che arrivano dal fronte greco, la trincea che ha fatto scatenare nuove preoccupazioni sulla tenuta dell'impalcatura dell'Euro, non sono per niente tranquillizzanti. E' della Grecia il rapporto debito/ Pil più elevato nell'Eurozona e nella Unione europea. Nel 2010 è arrivato a quota 142,8%, seguito da quello dell'Italia (quota 119%) e del Belgio (96,8%). In Grecia il deficit/Pil è il secondo più alto del Continente: 10,5% contro il 32,4% registrato dall'Irlanda.

E sono proprio le dimensioni dell'indebitamento in Grecia a dare sostegno alla convinzione dei mercati che il paese rischia di non avere alternative a una ristrutturazione del debito in mancanza di una effettiva ripresa dell'economia. L'eventuale ristrutturazione del debito della Grecia "non servirebbe a nulla" per rimettere in sesto le finanze del Paese, ha sostenuto nel corso di un'intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung il Governatore della Banca centrale della Finlandia e uno dei dirigenti della Bce, Erkki Liikanen. "Un Paese indebitato - ha sottolineato il banchiere - deve individuare le eccedenze di bilancio: una ristrutturazione non cambierebbe nulla. Il secondo punto è la necessità di rafforzare i motori della crescita".

La Commissione Europea stamattina ha ribadito che attualmente "ci sono vari terreni sui quali il Governo greco ha deciso di agire con ulteriori misure per rafforzare il consolidamento del bilancio e rilanciare l'economia", ricordando che tra questi nuovi elementi c'è il piano di privatizzazione molto ambizioso per 50 miliardi di euro da attuare entro il 2015. Una delle novità della situazione del 2010 è che "i dati notificati sono affidabili al 100%". Lo stesso governo greco oggi, in una nota ufficiale, ha indicato che contrariamente al passato i dati della contabilità nazionale sono, appunto, affidabili. Il detonatore che ha fatto scoppiare la crisi greca è stata l'inaffidabilità dei dati della contabilità nazionale sui quali ripetutamente negli anni passati Eurostat aveva avanzato seri dubbi.

E per sgombrare il campo dagli equivoci, per quanto riguarda una missione speciale ai primi di maggio condotta dal Commissario europeo, Olli Rehn, dal presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, e dal direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss- Kahn, di cui ha parlato la stampa in questi giorni, la Commissione europea ha negato che un viaggio del genere sia previsto per quanto concerne il responsabile europeo degli Affari economici e finanziari. Qualsiasi mossa che riguarda il governo greco e il piano di consolidamento del bilancio nelle ultime settimane viene messa subito in relazione alla eventualità di una ristrutturazione del debito greco che continua a essere considerata da molte parti una soluzione inevitabile. Eppure dagli ambienti finanziari rimbalzano dettagli, non confermati, sui progetti di Atene per una ristrutturazione soft del debito pubblico con un allungamento delle scadenze.  Secondo gli ultimi gossip, per riportare il debito greco a livelli accettabili, ossia sotto la soglia del 100%, occorrebbe estendere di almeno cinque anni l'estensione delle durate.

"Qualcosa è inevitabile che debba succedere da qui al 2012", segnalano i trader nelle sale operative. "Le tensioni sul mercato monetario sono sono destinate a restare elevate finché non verrà fatta chiarezza, ma mon è detto che una ristrutturazione però sia risolutiva", avverte uno strategist che preferisce mantenere l'anonimato. "Ristrutturare il debito sovrano avrà serie conseguenze nella Periferia d'Europa, come per esempio una forte perdita di fiducia", aggiunge. Per Richard McGuire, fixed income strategist di Rabobank, "una ristrutturazione della Grecia potrebbe in realtà non avere un impatto profondo sulla Spagna, piuttosto potrebbe farsi sentire pesantemente sul Portogallo in quanto le banche spagnole sono fortemente esposte a quelle lusitane". "Questo però - avverte - non toglie il fatto che la penisola iberica sia il paese in Eurolandia, che viene guardato con sospetto dopo la richiesta di aiuti del Portogallo. La Spagna ha avviato riforme fondamentali per riavviare la ripresa economica. Il processo è buono, ma questo non sarà abbastanza per fermare la speculazione. Dall'altronde siamo tutti testimoni di una mancanza di una politica fiscale comunitaria".

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