1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Italia: disoccupazione sale a settembre all’8,3%. Allarme giovani

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Non arrivano indicazioni positive per il mercato del lavoro italiano. L’allarme più grave è quello che giunge dal mondo giovanile (ovvero quello compreso tra i 15-24 anni). Secondo i dati diffusi questa mattina dall’Istat in base alle stime provvisorie durante il mese di settembre il tasso è salito al 29,3%, con un aumento congiunturale di 1,3 punti percentuali. Si tratta del dato più alto dal gennaio 2004, ovvero dall’inizio delle serie storiche.


Stando alla rilevazione dell’istituto nazionale di statistica, il tasso complessivo di disoccupazione a settembre è invece balzato all’8,3%, in salita di 0,3 punti percentuali sia rispetto ad agosto sia rispetto all’anno precedente. Il mercato si attendeva un dato pari al 7,9%. Nel dettaglio, il tasso di disoccupazione maschile è aumentato di 0,3 punti percentuali nell’ultimo mese, portandosi al 7,4%.
Oltre al dato giovanile, c’è anche quello femminile a destare non poche preoccupazioni. A settembre il tasso di disoccupazione è salito al 9,7%. Quasi una su due in Italia non ha un impiego e non è alla ricerca di un occupazione, ovvero non rientra né negli occupati nè nei disoccupati.

Simulazione Cgia di Mestre: con la nuova misura sui licenziamenti, oggi la disoccupazione sarebbe potuta salire all’11%


Il mercato del lavoro rimane un tema caldo in questi giorni. Cosa sarebbe successo in questi ultimi anni di crisi economica se fosse stato in vigore il provvedimento sui “licenziamenti facili” che il Governo introdurrà nei prossimi mesi? “Secondo una nostra stima – esordisce Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – il tasso di disoccupazione nel Paese sarebbe potuto salire all’11,1%, con quasi 738 mila senza lavoro in più rispetto a quelli conteggiati oggi dall’Istat”. Il quadro delineato, ci tengono a precisare dalla CGIA, è un puro esercizio teorico ottenuto ipotizzando di applicare le disposizioni previste dal provvedimento sui licenziamenti per motivi economici a quanto avvenuto dal 2009 ad oggi.
Nella simulazione degli artigiani mestrini è stato calcolato il numero dei lavoratori dipendenti che tra l’inizio di gennaio del 2009 e il luglio di quest’anno si sono trovati in Cig a zero ore. Vale a dire i lavoratori che per ragioni economiche sono stati costretti ad utilizzare questo ammortizzatore sociale del quale, con il nuovo provvedimento, potranno disporre probabilmente solo a licenziamento avvenuto. Pertanto, se fosse stata applicabile questa misura segnalata nei giorni scorsi dal nostro Governo all’Unione euripea, negli ultimi due anni e mezzo, questi lavoratori, che hanno usufruito della Cig, si sarebbero trovati, trascorso il periodo di “cassa”, fuori dal mercato del lavoro.


Ebbene, secondo la stima della CGIA, sommando le Ula (Unità di lavoro standard) che hanno utilizzato la Cig a zero ore nel 2009 (299.570 persone), nel 2010 (309.557) e nei primi sette mesi di quest’anno (128.574), otteniamo 737.700 potenziali espulsi dal mercato del lavoro che in questi ultimi 2 anni e mezzo avrebbero fatto salire il tasso di disoccupazione  relativo al 2011, all’11,1%.



E in Europa e negli Stati Uniti?


Intabto oggi sono stati presentati anche i dati occupazionali dell’Eurozona. Stando ai dati forniti dall’Eurostat il tasso di disoccupazione nell’Eurozona è salito a settembre al 10,2% dal precedente 10% (dato rivisto al 10,1%). Il mercato pronosticava un dato pari al 10%.
Grande attesa per il nuovo test per il mercato del lavoro statunitense. Un primo assaggio mercoledì 2 novembre con il sondaggio Adp sulla variazione dell’occupazione nel settore privato negli Usa, atteso a 100 mila. In settembre il mercato del lavoro americano ha creato 91 mila nuovi posti di lavoro in base alla stima della società privata ADP. Venerdì 4 novembre verranno invece comunicati i dati di ottobre: attesa la creazione di 95 mila posti di lavoro nei settori non agricoli dal precedente dato pari a 103 mila. Il tasso  disoccupazione è visto stabile al 9,1 per cento.