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Italia: continua il trend negativo del mercato del credito alle famiglie nel 2012 e in avvio d’anno

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Non si è arrestato l’andamento negativo del mercato del credito alle famiglie nel 2012 e nei primi tre mesi del 2013. Una tendenza che è emersa dall’ultima edizione dell’osservatorio sul credito al dettaglio realizzato da Assofin, Crif e Prometeia. La debolezza del contesto macroeconomico ha fortemente condizionato il clima di fiducia delle famiglie, inducendole a rimandare o a rinunciare ai consumi, soprattutto quelli a valore elevato, determinando un calo della domanda di finanziamento per sostenerli.
Sono diminuite le erogazioni di credito al consumo che si sono riposizionate sui livelli registrati nel 2009. Nel dettaglio le erogazioni hanno registrato nel 2012 un calo dell’11,7% rispetto al 2011 e la contrazione è proseguita anche nel primo trimestre del 2013 (-5,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).
In contrazione anche il mercato dei mutui immobiliari alle famiglie consumatrici che ha archiviato lo scorso anno con volumi più che dimezzati rispetto al 2011: i mutui per acquisto hanno fatto segnare una contrazione del 47%, mentre la componente degli “altri mutui” ha registrato un calo ancora più accentuato, pari al 70,7%. Nel primo trimestre del 2013 le erogazioni di mutui immobiliari alle famiglie consumatrici sono tuttavia riusciti a contenere il calo, sia nella componente dei mutui d’acquisto (-16,8% rispetto allo stesso periodo del 2012), sia soprattutto in quella degli “altri mutui” (-12,8%).
E le prospettive non sono certo rosee. Secondo il rapporto nel triennio 2013-2015 il credito alle famiglie “sarà ancora condizionato dalla persistente fragilità dell’economia e dei bilanci delle famiglie ed evidenzierà tassi di crescita contenuti e una rischiosità più elevata rispetto al passato”. In questo scenario il ricorso al credito rimarrà molto cauto anche per effetto di un parziale rinvio delle decisioni di investimento. Allo stesso tempo le politiche di offerta continueranno a essere selettive per cercare di contenere il rischio della clientela, migliorare i coefficienti patrimoniali e ridurre il funding gap in un quadro di dipendenza dal finanziamento della Bce ancora rilevante e costi della raccolta relativamente elevati.